Il progresso (chimico) della pittura

28 gennaio 2013 § 2 commenti

Un modo per contrastare l’idea secondo cui nelle arti, nella pittura in particolare, non si può parlare di progresso, ma di una giustapposizione di stili che si affinano entro confini propri, incommensurabili con quelli precedenti o successivi – tesi sostenuta, per esempio, da Ernst Gombrich e da Paul Feyerabend – è quello assai originale che ci propone Adriano Zecchina nel suo Alchimie dell’arte, un piccolo delizioso libro, edito da Zechinelli, che racconta, con dovizia di esempi e ricchezza di illustrazioni, la storia dell’arte dal punto di vista degli avanzamenti della chimica.

Zecchina è, infatti, chimico ma anche pittore. Qua e là, a dire il vero, traspare anche nelle sue parole l’idea che l’espressività umana sia una costante, e che quindi sia problematico parlare di progressi, non foss’altro per il fatto che i nostri sistemi cognitivi sono identici a quelli dei nostri antenati più remoti. Ad esempio Zecchina indica, tra i miti da sfatare, quello secondo cui gli uomini preistorici producessero nelle caverne dipinti meno raffinati dei nostri. Ma è anche vero che a quei tempi si aveva a disposizione una gamma di colori limitata al rosso dell’ematite e al nero del carbone. Il numero dei pigmenti è cresciuto a patire dagli Egizi, e la varietà dei colori che conosciamo oggi, e  la facilità nel produrla, è apparsa soltanto nell’8oo, grazie allo sviluppo della scienza chimica. Ed è quello un periodo di esplosione dei colori che coincide, non a caso, con l’avvento dell’impressionismo.

Dunque, se progresso c’è stato,  è stato scientifico e tecnologico. E ciò ha influenzato anche lo stile. Ma prima di vedere come, sfatiamo qualche altro mito: quello secondo cui è esistita un’età dell’oro dei colori e i pigmenti naturali sono migliori di quelli chimici. Che non sia così lo dimostra, ad esempio, il vermiglione, il principe dei rossi, protagonista di secoli di storia della pittura. Si tratta si solfuro di mercurio. In natura è un minerale, ma i chimici lo possono sintetizzare direttamente a partire da mercurio e zolfo: “il colore del solfuro è rosso vivo quando è sintetizzato a partire dagli elementi, mentre è rosso sporco quando il pigmento è di origine minerale, a causa dell’inevitabile presenza di impurità. Soltanto complesse procedure di purificazione possono avvicinare le proprietà coloristiche del cinabro a quelle del pigmento di sintesi”. Va poi ricordato quanto un tempo i colori fossero nocivi. I gialli prediletti da Van Gogh, a base di cromato di piombo, pare abbiano aggravato i suoi problemi neurologici.

E arriviamo ai progressi nello stile. Chi l’ha detto che le pennellate spesse di colore, materiche, sono frutto solo di una moderna scelta stilistica? In realtà tale scelta non sarebbe stata possibile se nell’800, dopo secoli in cui i pigmenti sono stati assai costosi e difficili da ottenere, il prezzo non fosse diventato così accessibile da incoraggiarne un uso abbondante.

Armando Massarenti

§ 2 risposte a Il progresso (chimico) della pittura

  • helios2012 scrive:

    toc..toc…:)
    Non vorrei disturbare, ma vorrei fare qualche considerazione su quanto riportato

    ***Va poi ricordato quanto un tempo i colori fossero nocivi. I gialli prediletti da Van Gogh, a base di cromato di piombo, pare abbiano aggravato i suoi problemi neurologici.***

    Il bianco di piombo era in circolazione fino a pochi anni fa. In questi ultimi anni hanno cambiato le formule in alcuni colori per renderli meno nocivi, ma va anche detto che non tutte le ciambelle sono uscite con il buco. Va da sè che alcuni colori specifici li hanno dovuti proprio togliere dal mercato perchè non davano più garanzia di stabilità.

    La tecnologia si evoluta non tanto sui pigmenti ma quanto sui leganti e resine. Una resina alchidica e decisamente meno ingiallente di una dammar- vedi Liquin-

    Dovremmo anche aspettare il dovuto tempo per realmente valutare la reale resistenza di un colore di ultima generazione per avere delle certezze. Non solo Van Gogh, ma anche altri pittori si sono ammalati di saturnismo e ne hanno fatto le spese in quanto a tossicità, ma rifletterei un attimo anche sulla tossicità di alcuni cibi in circolazione e l’atmosfera non propriamente pura che ci circonda . Voglio dire che un minimo di precauzione andrebbe esercitata ovunque. Per i colori basta non mangiarseli ed evitare di dipingere con le dita nude.

    ***E arriviamo ai progressi nello stile. Chi l’ha detto che le pennellate spesse di colore, materiche, sono frutto solo di una moderna scelta stilistica? In realtà tale scelta non sarebbe stata possibile se nell’800, dopo secoli in cui i pigmenti sono stati assai costosi e difficili da ottenere, il prezzo non fosse diventato così accessibile da incoraggiarne un uso abbondante.***

    Questa mi sembra pura teoria : nella pratica se si usano colori come i rossi o cobalti della Mussini che vanno dai 25 ai 30 euro al tubetto credo che la pennellata materica a questi prezzi sia ugualmente cara per non parlare del blu di lapislazzuli che può arrivare anche a 510 euro e se non ci credete guardate qui http://zecchi.it/products.php?category=29

    Poi si può dipingere con tutto anche con colori industriali finalizzati all’edilizia che sono sicuramente meno costosi

    Per fortuna la pittura è anche alchimia e sperimentazione che va al di là dei singoli prodotti in commercio, per cui uno potrebbe anche arrivare alla materia e al colore costoso limitando i prezzi o viceversa. Ma questo è bene che ognuno lo esperimenti secondo i propri criteri di scelta e di ricerca.🙂

    Saluti

    • Moralia in lob scrive:

      Scusa se ti rispondo così tardi, ma non sono ancora pratico di blog, e non mi sono accorto del commento. Si quello che dici è giusto e condivisibile, ma volevo semplicemente evidenziare una linea di ragionamento: molto spesso alcune innovazioni pittoriche sono state rese possibili da progressi tecnologici o scentifici (o meglio facilitati perchè un cambiamento non è mai monocausale). Questo non significa che non ci siano successivamente retaggi del passato e che la diffusione dell’innovazione sia omogenea.
      Grazie per questo tuo intervento🙂 e buona serata

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