Infanzia di un capo

Chi sono? Chi sono? Guardo la scrivania, guardo il quaderno. Mi chiamo Luciano Fleurier, ma questo non è un nome. Mi do importanza. Non me la do. Non lo so, questo non ha senso. Sono un bravo scolaro. No. E’ solo apparenza: un bravo scolaro ama lo studio, io no. Ho buoni voti, ma non mi piace lo studio. Neppure lo detesto, me ne infischio. M’infischio di tutto. Non sarò mai un capo. – Pensò con angoscia – Ma che sarà di me? –

Passò un momento; si grattò la guancia e strizzò l’occhio sinistro perché il sole lo abbagliava – Che cosa sono io? – C’era quella nebbia, avvolta su se stessa, indefinibile. – Io! – Guardò nel vuoto; la parola gli si ripercuoteva nella testa e poi, forse, si poteva intravvedere qualcosa come la punta scura d’una piramide i cui lati si perdevano lontano, nella nebbia. Luciano rabbrividì e le mani gli tremavano – Ci siamo, – pensò, – ci siamo! Ne ero sicuro: Io non esisto!

da “Infanzia di un capo” di Jean-Paul Sartre

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