Il postmoderno Ep. 2

Live

La foto è sempre da qui

Qui la prima parte

Ma vi è anche un uso più ampio dei termini modernismo e postmodernismo. Questo uso si riferisce a più estesi complessi culturali: cioè, modernismo come cultura della modernità, e postmodernismo come cultura emergente della postmodernità. Daniel Bell[1] fa sua questa posizione nella quale intravede i fondamentali assunti culturali della modernità: l’ideale dell’autodeterminazione dell’individuo che fa emergere l’imprenditore borghese sul piano economico, e la ricerca artistica per un sé senza ostacoli (che trova la sua espressione nel modernismo) sul piano culturale. Secondo Bell il modernismo è una forza corrosiva, che attacca una cultura avversaria e che, in concomitanza con la cultura edonistica del consumo di massa, sovverte i tradizionali valori borghesi e l’etica puritana. Il postmodernismo conseguentemente viene recepito da Bell come un’intensificazione delle tendenze antinomiche del modernismo e non come un riflesso dei cambiamenti tecno-economici della società postindustriale.

Sotto l’effetto congiunto di modernismo ed edonismo, si è instaurata una cultura incentrata sulla realizzazione dell’Io, la spontaneità e il godimento: l’edonismo diventa il principio assiale della cultura moderna, e quindi in aperto contrasto con la logica dell’economia (basata su un principio di razionalità funzionale) e quella della politica (basata sull’uguaglianza), provocando tensioni strutturali nella società. Finché il capitalismo si è sviluppato sotto l’egida dell’etica protestante, l’ordine tecno-economico e la cultura formavano un insieme coerente, favorevole all’accumulazione del capitale, al progresso, all’ordine sociale, ma, via via che l’edonismo si è imposto come valore estremo e legittimazione del capitalismo, quest’ultimo ha perso il suo carattere di totalità organica, il suo consenso, la sua volontà. La crisi delle società moderne è anzitutto culturale e spirituale.

Mi permetto di non condividere fino in fondo questa impostazione di Bell. Le mire delle avanguardie contro i Lumi sono soprattutto echi della cultura democratica. Col Dada è l’arte stessa che si autoaffonda ed esige la propria distruzione. Si tratta di abolire il feticismo artistico, la separazione gerarchica tra l’arte e la vita in nome dell’uomo totale, della contraddizione, del processo creativo, dell’azione, del caso. Si sa che i surrealisti e in seguito gli happening, le azioni dell’anti-arte, cercheranno parimenti di superare quest’antitesi tra l’arte e la vita. Attenzione, però: questo intento costante del modernismo, e non del postmodernismo, come dice Bell, non è l’insurrezione del desiderio, la rivincita delle pulsioni contro l’inquadramento della vita moderna, ma la cultura dell’uguaglianza che distrugge ineluttabilmente la sacralità dell’arte e rivalorizza correlativamente il fortuito, i rumori, le grida, il quotidiano. 

Ma se gli artisti moderni sono al servizio di una società democratica, lo fanno non con il lavoro silenzioso tipico dell’Ancien Régime, ma imboccando la strada della frattura radicale, la strada dell’estremismo, quella delle rivoluzioni politiche moderne. Il modernismo, a prescindere dalle intenzioni degli artisti, va compreso come l’estensione della dinamica rivoluzionaria all’ordine culturale. Il processo avanguardista è la logica stessa della rivoluzione con il suo manicheismo agli antipodi del sistema disciplinato del valore, dell’accumulazione e dell’equivalenza e di conseguenza è antiborghese.

Perché questa cascata di interruzioni e di atteggiamenti rivoluzionari? Né il trionfo della tecnica né i suoi valori concomitanti bastano a spiegare la catena di fratture che caratterizza l’arte moderna. L’analisi sociologica mostra qui il suo limite: come vedere nell’arte moderna l’effetto delle trasformazioni scientifiche e tecniche quando l’arte che prende corpo rifiuta qualsiasi stabilizzazione, nega immediatamente ciò che ha costruito e combina opere altrettanto figurative che astratte, oniriche che funzionali, espressioniste che geometriche: nel momento in cui diventa cosmopolita, l’arte non ha più unità, vi coesistono le tendenze più decisamente contrastanti. Non sarà certo basandosi sull’unità scientifica e tecnica del mondo industriale che si potrà spiegare la pluridirezionalità dell’arte moderna. Il fermento del modernismo è costituito invece dalla rivoluzione individualistica che, per la prima volta nella storia, ha permesso all’essere individuale, uguale ad ogni altro, di essere percepito e di percepirsi come il fine ultimo, isolatamente e di conquistare il diritto di disporre liberamente di se stesso.

Fine Ep. 2


[1] D. Bell, The cultural contradictions of capitalism. Basic Books, New York 1976 (Trad. It., Le contraddizioni culturali del capitalismo. Biblioteca delle libertà, Torino 1978).

Annunci

18 Replies to “Il postmoderno Ep. 2”

    1. Ottima associazione Alis 🙂 Anche se è molto difficile e forse inutile stile una lista degli artisti postmoderni, visto che ormai questo concetto è una sorta di ombrello sotto cui far ricadere le cose più diverse.
      Ciao e buona serata

  1. immagino grande impatto ha avuto in tutto questo Freud, la psicoanalisi prima, la new age dopo. Se si guarda alla musica, quell’atteggiamento rivoluzionario si manifesta attraverso il rock, emblema di un’adolescenza che finalmente si esprime in atteggiamento di rottura e protesta guadagnandosi posto e spazio nella storia. In opposizione ai valori borghesi e all’etica puritana. Non conosco Bell, ma leggendo le considerazioni portate avanti nell’articolo, deduco non ha tutti i torti.
    Il rock ‘n roll deriva dal blues, nato nei campi di cotone. L’abolizione della schiavitù in America e il comunismo in Europa, in Russia, in Asia, sembrano trovarsi in antitesi, ma pongono l’individuo al centro di una rivoluzione copernicana a cui il marxismo si è sforzato di dare una spiegazione, senza profitto.

    1. Sul rock non posso che convenire con te. Sul parallelismo tra comunismo e individuo, avrei parecchie riserve visto che risultati ottenuti poi nella storia. A livello teorico è più la liberazione della classe operaia che della libertà individuale. Però sicuramente è un movimento che appartiene a tutto tondo al modernismo e insieme all’edonismo è sicuramente un movimento antiborghese ed emancipativo dalla vecchia società.
      Ciao e grazie

      1. fino a qualche tempo fa mi sarei trovata d’accordo con te, ma ho dovuto riconsiderare il mio punto di vista e guardare al comunismo in chiave critica. è stato necessario instillare in noi, del proletariato, l’idea di libertà ed emancipazione in modo da giustificare il nosense a cui la classe borghese ci ha sottoposti pur di favorire l’ascesa del capitalismo su scala globale. l’uomo deve pur nutrirsi di qualcosa, oltre che di cibo in scatola e disperazione. se non di religione, di idealismo l’uomo ha bisogno. perdonami ma non vedo alcuna differenza di principio fra la schiavitù dei neri e quella dei bianchi.
        mi accorgo di essere innopportuna, polemica e a sproposito. eviterò d’esserlo d’ora in poi. non sono solita commentare negli altrui blog, per questo mi sono forse poco chiare regole e maniere.
        Ciao, stai bene

  2. queste sono le parti che estraggo dal tuo bel post
    il nocciolo è comunque tradurre e/o articolare tutto ciò nella pratica ringrazio per la qualità dell’intervento

    1) il mondo è sempre più costituito da simulazioni e da modelli, sicché la distinzione tra realtà ed apparenza tende a sfumare.

    2) un insieme di pratiche con effetti spaziali e una ristrutturazione delle relazioni sociospaziali

    3) l’esplorazione del paradossale, l’ambigua natura della realtà.

    4) Il problema gira attorno alla questione di quando un termine definito in opposizione ed alimentato da un altro stabilito, comincia a significare qualcosa di sostanzialmente differente.

    5) Tra i tratti fondamentali associati al postmodernismo nelle arti vi sono il superamento reciproco dei confini tra arte e vita quotidiana, il collasso delle distinzioni gerarchiche tra cultura alta e cultura popolare, una promiscuità stilistica che favorisce l’eclettismo e la mescolanza dei codici, la parodia, l’ironia, il “pastiche” e la celebrazione della mancanza di profondità da parte della cultura.

    6) Si tratta di abolire la separazione gerarchica tra l’arte e la vita in nome dell’uomo totale, della contraddizione, del processo creativo, dell’azione, del caso.

    7)…la catena di fratture che caratterizza l’arte moderna quando l’arte che prende corpo rifiuta qualsiasi stabilizzazione, nega immediatamente ciò che ha costruito e combina opere altrettanto figurative che astratte, oniriche che funzionali, espressioniste che geometriche: nel momento in cui diventa cosmopolita, l’arte non ha più unità, vi coesistono le tendenze più decisamente contrastanti.

    1. Direi che potrebbe essere una buona lista per approfondire 😉 Tanti spunti indubbiamente, ma al momento preferisco chiarire il quadro generale, poi chiissà che non ne scriva per singoli temi.
      Ciaoe e grazie per il commento

  3. contento che tu abbia ripreso codeste riflessioni.
    continuo in me ad aver bisogno di sondare la post-modernità, che mi pare movimento in parte almeno retrogrado rispetto al primato dell’Io con cui il modernismo ha colonizzato il 900. ma certezze non ne ho.

    1. Non so se sia retogrado, sicuramente meno innovativo e più parassitario. Ma c’è ne ancora (una parte sicura, forse due). Dopo trarrò le mie conclusioni. Sondare la postmodernità è un”impresa titanica e secondo me siamo ancora all’inizio.
      Ciao e buona serata.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...