Wislawa Szymborska, la poetessa della vita

18 marzo 2013 § 19 commenti

La poesia di Wislawa Szymborska ha posseduto il dono invidiabile di farsi amare a prima vista, senza bisogno di particolari mediazioni poetiche e culturali. La sua forza è stata senza dubbio l’ immediatezza, il percorso diretto che ha saputo stabilire tra le parole e l’ orizzonte d’ esperienza del lettore, di qualsiasi lettore, senza che questo sia andato in alcun modo a discapito della complessità e dello spessore del discorso poetico. Per chi legge la Szymborska, in sostanza, non c’ è alcun bisogno di fare riferimento alla letteratura, perché quello che conta, più semplicemente, è la sua stessa vita. Niente di meno.

Per questo qualsiasi lettore delle sue poesie avverte la propria legittimità, si sente in qualche misura chiamato, perché sa che quei versi sono stati scritti apposta per lui. Il privilegio di destino di questa poetessa, allora, è stato quello di mettere d’ accordo un po’ tutti, critici militanti, accademici, appassionati di poesia, lettori casuali. Così anche il Premio Nobel, che la poetessa ha ricevuto nel 1996, ha funzionato in modo opposto rispetto a quanto il più delle volte accade, perché ha impresso alla sua poesia una specie di forza d’ irradiazione come a cerchi concentrici che non si è più fermata, garantita da quella brillantezza della mente e da quell’ ironia mai risentita o rancorosa che sono stati i principali ambasciatori dei suoi versi. La Szymborska ha saputo unire come pochi semplicità e profondità, comunicazione ed eleganza, e in tempi di complicazioni linguistiche e muse difficili si può senz’ altro dire che abbia fatto bene alla poesia, e più precisamente al credito che alla poesia si può concedere.

Appello allo Yeti , Grande numero , Gente sul ponte , Attimo …: è difficile e forse impossibile dire se tra le sue raccolte di poesia ve ne sia una migliore. Si tratta di libri piccoli, parchi, centellinati, o meglio quintessenziali, perché davvero ogni poesia contiene in sé la propria giustificazione, il proprio originario, e originale, cortocircuito del pensiero. Nulla qui è gratuito. Questa signora garbata, dalla voce affabile e cordiale, ma in possesso di un’ intelligenza e di una capacità di penetrazione delle cose che non arretrano davanti a nulla, ha osservato in silenzio la sua vita, la nostra vita, perché non le fosse portata via, perché non trascorresse come cosa non sua. Per questo la sua intelligenza possiede qualcosa di familiare. Si trova lì, vicino a noi, parla delle nostre cose, delle nostre abitudini più minute, delle nostre passioni e idiosincrasie, dei meccanismi in cui ci troviamo immersi nostro malgrado. Eppure si trova anche sempre un passo più in là, sempre almeno un poco più saggia, sempre almeno un po’ imprendibile. C’ è arrivata prima lei a capire. E il lettore un passo subito dopo.

L’ intelligenza poetica della Szymborska non scava, non forza, non spinge, non pretende, ma semplicemente vede e brilla, come una piccola esplosione di una mina del pensiero. Anche per questo in quella specie di racconti filosofici che sono le sue poesie, il quotidiano, la dimensione della vita di ogni uomo, non è mai qualcosa di minimale, di accessorio, di svalutato. Al contrario, quella vita, proprio attraverso l’ ironia, il paradosso, la capacità di rovesciamento, il sorriso, persino un poco di perfidia e di compiaciuta spregiudicatezza, viene cantata come qualcosa di fondamentale e di inalienabile. Di straordinario, dunque. Come ripagarla?

Roberto Galaverni

§ 19 risposte a Wislawa Szymborska, la poetessa della vita

  • tramedipensieri scrive:

    Non c’è giorno che ritorni,
    non due notti uguali uguali,
    nè due baci somiglianti,
    nè due sguardi tali e quali.

    Wislawa Szymborska

  • poetella scrive:

    Come ripagarla?
    …leggendola, leggendola, leggendola…
    e ancora leggendola!

  • Epì Paidèia scrive:

    Salve,

    siamo un giornale online di arte e cultura chiamato Epì Paidèia, ci piace come scrivi e volevamo invitarti a collaborare con noi in forma occasionale inviandoci via email degli articoli scritti da te, li pubblicheremo a tuo nome inserendo il link del tuo blog.

    Facci sapere, la nostra email è Epipaideia@hotmail.it

  • beta endorphin scrive:

    In pratica, io l’ho scoperà sul tuo blog.

  • incautapazienza scrive:

    condivido ogni parola.
    il tuo blog è un luogo meraviglioso

  • nanalsd scrive:

    Un amore felice. E’ normale?

    E’ serio? E’ utile?
    Che se ne fa il mondo di due esseri
    che non vedono il mondo?

    Innalzati l’uno verso l’altro senza alcun merito,
    i primi qualunque tra un milione, ma convinti
    che doveva andare così – in premio di che? Di nulla;
    la luce giunge da nessun luogo –
    perché proprio su questi e non su altri?
    Ciò offende la giustizia? Sì.
    Ciò infrange i princìpi accumulati con cura?
    Butta giù la morale dal piedistallo? Sì, infrange e butta giù.

    Guardate i due felici:
    se almeno dissimulassero un po’,
    si fingessero depressi, confortando così gli amici!
    Sentite come ridono – è un insulto.
    In che lingua parlano –
    comprensibile all’apparenza.

    E tutte quelle loro cerimonie, smancerie,
    quei bizzarri doveri reciproci che si inventano –
    sembra un complotto contro l’umanità!

    E’ difficile immaginare dove si finirebbe
    se il loro esempio fosse imitabile.
    Su cosa potrebbero contare religioni, poesie,
    di che ci si ricorderebbe, a che si rinuncerebbe,
    chi vorrebbe restare più nel cerchio?

    Un amore felice. Ma è necessario?
    Il tatto e la ragione impongono di tacerne
    come d’uno scandalo nelle alte sfere della Vita.
    Magnifici pargoli nascono senza il suo aiuto.
    Mai e poi mai riuscirebbe a popolare la terra,
    capita, in fondo, di rado.

    Chi non conosce l’amore felice
    dica pure che in nessun luogo esiste l’amore felice.

    Con tale fede gli sarà più lieve vivere e morire.

  • helios2012 scrive:

    POSSIBILITA’

    Preferisco il cinema.
    Preferisco i gatti
    Preferisco le querce sul fiume Warta.
    prferisco Dickens a Dostoevskij.
    Preferisco me che vuol bene alla gente
    a me che ama l’umanità.
    Preferisco aver sottomano ago e filo.
    Preferisco il colore verde.
    Preferisco non affermare
    che l’intelletto ha la colpa di tutto.
    Preferisco le eccezioni.
    Preferisco uscire prima.
    Preferisco parlare con i medici d’altro.
    Preferisco le vecchie illustrazioni a tratteggio.
    Preferisco il ridicolo di scrivere poesie
    al ridicolo di non scriverne.
    Preferisco in amore gli anniversari non tondi,
    da festeggiare ogni giorno.
    Preferisco i moralisti
    che non mi promettono nulla.
    Preferisco una bontà avveduta a una credulona.
    Preferisco la terra in borghese.
    Preferisco i paesi conquistati a quelli conquistatori.
    Preferisco avere delle riserve.
    Preferisco l’inferno del caos all’inferno dell’ordine.
    Preferisco le favole dei Grimm alle prime pagine.
    Preferisco foglie senza fiori a fiori senza foglie.
    Preferisco i cani con la coda non tagliata.
    Preferisco gli occhi chiari perchè li ho scuri.
    Preferisco i cassetti.
    Preferisco molte cose che qui non ho menzionato
    a molte pure qui non menzionate.
    Preferisco gli zeri alla rinfusa
    che non allineati in una cifra.
    Preferisco i tempi degli insetti a quello siderale.
    Preferisco toccare ferro.
    Preferisco non chiedere per quanto ancora e
    quando ,
    Preferisco prendere in considerazione perfino
    la possibilità
    che l’essere abbia una sua ragione.

    Wislawa Szymborska

    EPITAFFIO

    Qui giace come virgola antiquata
    l’autrice di qualche poesia. La terra l’ha degnata
    dell’eterno riposo, sebbene la defunta
    dai gruppi letterari stesse ben distante.
    E anche sulla tomba di meglio non c’è niente
    di queste poche rime, d’un gufo e la bardana.
    Estrai dalla borsa il tuo personal passante,
    e sulla morte di Szymborska medita un istante.

    Wislawa Szymborska

    Ofelia quando finì di cantare arie folli
    corse fuori scena, preoccupata
    per le pieghe della veste e per come i capelli
    le cadessero sulle spalle.

    Per colmo di verità, lava il nero dolore
    dalle sopracciglia e – ben di Polonio figlia-
    conta per sicurezza le foglie tra i capelli.
    Possa la Danimarca perdonarci, Ofelia:
    morirò con le ali, vivrò con utili unghie.
    Non omnis moriar per amore.
    Wislawa Szymborska

  • Francesca scrive:

    Non posso che ringraziarti. Non la conoscevo, forse l’ho incrociata per caso, ma l’avrò persa di vista. Sicuramente in quel caso avrei dovuto ringraziare un caro amico, poeta, che di tanto in tanto mi fa leggere qualcosa di diverso dal solito, poesie sempre diverse di diversi scrittori. Io sono disgraziatamente un’abitudinaria, almeno in poesia – faccenda diversa nel cinema. Tornando a noi, non ripeterò l’errore, non la lascerò andare! Soprattutto dopo aver letto i brani riportati nei commenti.

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