Le onde del destino

LeOndeDelDestino

Sette capitoli più un prologo e un epilogo, ognuno introdotto da immagini naif e musiche anni ’70, segnano l’esistenza di Bess (un’intensissima Emily Watson) nel suo viaggio dall’Inferno verso la redenzione, passando per il sacrificio estremo.

Rivisto a anni di distanza, Le onde del destino mantiene la sua straordinaria bellezza. Manifesto di un amore totale e pronto a qualsiasi sacrificio, ancora una volta Von Trier mette l’accendo sull’illusione della razionalità, che se perseguita con fanatismo (le liturgie degli anziani della piccola comunità scozzese) porta all’inumano. Di contro, descrive un’ irrazionalità come depositaria di una speranza folle ed annientatrice, a cui l’uomo (o meglio la donna) rimane comunque condannato.

“Breaking the waves“ è ambientato in un villaggio scozzese all’inizio degli anni ’70 dove vive Bess Mc Neill, considerata una “diversa” per la sua ingenuità ed eccessiva fede che la portano a parlare direttamente con Dio; quando sposa lo straniero Jan, operaio su una piattaforma petrolifera, la puritana comunità maltollera il matrimonio finché “le onde del destino” si abbattono sulla giovane coppia costringendo Jan su una sedia a rotelle a causa di un gravissimo infortunio sul lavoro. Ed è allora che Bess capisce come la sua redenzione non sia ancora compiuta e che soltanto un miracolo può salvare il marito, ma a costo del sacrificio estremo della donna: Bess muore, Jan torna a camminare e dal cielo il suono delle campane apre le porte del Paradiso. La redenzione finalmente si compie e Bess può così raggiungere la salvezza che un Dio misericordioso non può certo negarle nonostante l’insano gesto.

da file #Loltreuomo

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