Borges e un sogno.

12 aprile 2013 § Lascia un commento

Tra sottosuolo e sole

(E comunque, a parte il fatto che iniziare con “e comunque” fa pensare alla prosecuzione logica di un discorso già avviato, cosa che invece non è, volevo fare una considerazione sui sogni, sui miei sogni, e sul fatto che in essi ancora la penso in una certa maniera, un po’ differente dal vissuto quotidiano e “razionale”. Mi sono accorto, tuttavia, leggendo “Finzioni”, che Borges me l’ha spiegata meglio di quanto potessi fare io e quindi mi astengo da altre considerazioni e vi lascio alle sue parole)

“Comprese che l’impegno di modellare la materia incoerente e vertiginosa di cui si compongono i sogni è il più arduo che possa assumere un uomo, anche se penetri tutti gli enigmi dell’ordine superiore e inferiore: molto più arduo che tessere una corda di sabbia o monetare il vento senza volto. Comprese che un insuccesso parziale era inevitabile. Giurò di dimenticare l’enorme allucinazione che l’aveva…

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