Tecno-dipendenza part 1

27 aprile 2013 § 11 commenti

Tecnologicamente avanzati. Questo si può dire di tutti noi, delle nostre vite in ogni aspetto quotidiano, dalla televisione, ai programmi automatici della lavatrice. Parlando in termini pratici, in termini di produttività, di risultati ottenuti, creiamo e produciamo molto di più rispetto anche solo ai nostri genitori. A scuola, al lavoro, semplicemente con una tastiera in mano si fanno ricerche dettagliatissime, si muovono capitali, si creano opportunità, si cresce economicamente e socialmente a livelli esponenziali. Parimenti, però, oltre a crescere la nostra produttività cresce anche il nostro disagio, la vita sedentaria, la paura, l’insicurezza e pure la pancia.

Se guardiamo con attenzione a tutto quello che ci circonda ci rendiamo conto che la tecnologia moderna serve quasi esclusivamente a dotarci di mezzi titanici per affrontare compiti a volte banali, o normalissimi, per i quali siamo abbondantemente dotati di capacità nostre. Il semplice relazionarsi con altre persone, il cercare l’amore, il farsi accettare dagli altri passa sempre più attraverso filtri tecnologici, quali ad esempio l’informatica con la sua capacità infinita di comunicazione globale, con i social network su internet ma anche con gli sms dei cellulari.

Risultati immediati, comunicazione istantanea, velocità, responsi subitanei ma anche prestiti immediati, rateizzazioni just in time: il “tutto subito” o il “tutto intorno a noi” ci inglobano nella ristrettezza dei nostri orizzonti, nella nostra incapacità di concentrarci su qualcosa e viverlo nei tempi necessari, assaporando anche ciò che non va, permettendoci di maturare anche il concetto di “fallimento” quale situazione normale che a volte si presenta nella vita.

L’amore smodato per se stessi è uno dei fattori che creano accidia nella vita. La passione per il nostro essere ci porta a valutare tutto in funzione di noi stessi e la tecnologia ci viene venduta, propugnata, pubblicizzata proprio in funzione dell’amore esagerato per noi stessi. Se l’Io diviene il centro assoluto del proprio mondo si valuta ogni situazione in funzione delle proprie necessità, delle proprie idee, dei propri desideri e giudizi.

La tecno-dipendenza nasce esattamente in questo contesto (continua, nei prossimi giorni la seconda parte)

§ 11 risposte a Tecno-dipendenza part 1

  • DeathEndorphin scrive:

    “Se guardiamo con attenzione a tutto quello che ci circonda ci rendiamo conto che la tecnologia moderna serve quasi esclusivamente a dotarci di mezzi titanici per affrontare compiti a volte banali, o normalissimi, per i quali siamo abbondantemente dotati di capacità nostre.” —> sai che ho notato? da quando ho il melafonino, potendo cercare tutto sul web in tempi rapidi, mi applico di meno a ricordare cose che magari ho anche studiato.
    E’ come se avere la possibilità di avere tutto e subito togliesse alla mente la capacità di trovare soluzioni da sola e di adattarsi alle situazioni. Tanto c’è wikipedia. Tanto ci sono i millemila modi di mandare msg, quindi perché preoccuparsi di dove sia tizio.
    Non è una cosa bella. SI cerca di più, si conosce di meno.

    • Moralia in lob scrive:

      Ottimo esempio Alice🙂 Era proprio uno di quelli a cui pensavo io. Dopo chiaramente ci sono anche degli aspetti positivi, ma spesso ci facciamo coinvolgere in una sorta di apnea compulsiva.
      Buona domenica

  • amleta scrive:

    Ciao, piacere di conoscerti. A me la cosa che mi sconcerta, e mi delude molto, è che spesso le persone fanno questi tuoi stessi discorsi e poi mandano foto instagram dal loro Iphone, stanno online col loto Tablet ecc….Voglio dire che spesso ci sono persone che si rendono conto di tutto quello di cui tu hai ben scritto ma che poi nella vita reale non possono fare a meno di quello che li rende schiavi di se stessi e di tutte quelle aziende che li usano ai propri fini. Quindi forse è bene capire che queste persone sono affette da una vera e propria dipendenza da tali oggettini tecnologici e che forse hanno sostituito la relazione cogli altri con una relazione con questi oggetti, con cui si rischiano meno delusioni e sofferenze, ma che fanno diventare la vita un eterno display pieno di mille cose ma vuoto lo stesso. Io spero che tu non sia uno di questi, lo spero di cuore🙂

  • newwhitebear scrive:

    Il reale aspetto negativo è che non riusciamo più a tenere in mano una penna per scrivere una frase, a stento sappiamo usarla per scrivere il nostro nome, non riusciamo a fare la somma più banale, abbiamo perso la cognizione di memoria. In compenso siamo in grado di fare mille altre cose che cinquanta anni fa erano solo un sogno.
    Nei primi anni sessanta i colletti bianchi tremarono con l’apparizione dei primi elaboratori elettronici, temendo di rimanere senza lavoro. Hanno solo cambiato mentalità e sono aumentati a discapito degli altri.

  • iraida2 scrive:

    I miei colleghi di matematica mi dicono che i nostri alunni, anche in IV e V liceo, non sanno fare le moltiplicazioni e le divisioni. Loro pensano che l’uso incontrollato della calcolatrice, per esempio, abbia rallentato nelle nuove generazioni, la capacità di alcune operazioni mentali, non strettamente legate ai calcoli matematici. In altre parole, noi che siamo nella scuola da quasi quarant’anni, notiamo una sempre meno pronta elasticità di ragionamento e anche una modestissima capacità di pensiero divergente.
    Sarà tutta colpa della tecnologia?
    Io, per esempio, insegnante di italiano e latino, rilevo dai compiti in classe, dalle interrogazioni e dalle conversazioni guidate, che questi ragazzi hanno un bagaglio lessicale povero, poverissimo, oltre ad una scarsa capacità di comunicazione verbale sia scritta che orale.
    Sarà colpa degli sms, dei social o di quanto altro? Chissà…..

    • Moralia in lob scrive:

      Grazie per la tua testimonianza. Putroppo non so dirti le implicazioni di quello che tu dici. Anche quando si passò dalla civiltà orale e quella scritta ai tempi di Omero, ci furono giudizi allarmati. Forse non siamo un grado di comprendere fino in fondo i radicali mutamenti che viviamo.

  • iraida2 scrive:

    Pardon: trent’anni non quaranta!

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