Zero Maggio

Una testimonianza di Gianni Biondillo di cos’era il 1° Maggio un pò di tempo fa. Perchè per noi giovani, operai e non, ha un sapore insipido. Si d’accordo, ne sentiamo la retorica, il profumo nostalgico, ma la poetica collettiva è scomparsa. Al massimo resta una festa musicale, che a mio modesto parere da qualche anno è anche scadente in qualità.

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11 Comments

  1. Quello che si festeggia in questi anni (ma poi cosa c’è da festeggiare!!) è solo retorica ed un modo di voler guardare ad un ieri che non c’è più, dalle scelte politiche ai collettivi delle fabbriche. Viviamo in tempi maldestri dove il concerto non ha più un suo perché! Che senso ha cantare in coro canzoni il cui leitmotiv ha scandito gli anni di lotta a cui non sono corrisposte soluzioni? Come al solito non ci sono proporzioni, piuttosto che un concerto ‘svuotato’ oggi c’è bisogno di altro, di solidarietà, di dibattiti, di gesti … Ci sono circa duemila persone al giorno che restano a casa, ci sono fabbriche che chiudono, non c’è assistenzialismo sociale (come accade in ogni parte del mondo!) e noi..cantiamo. Ma che c’è poi da cantare? Ma avete fatto un giro in città oggi? io ho lavorato! Ma ritornando a casa ho visto tutti i locali aperti con gente a lavorare, i bar, i benzinai e perfino le grandi griffes; ma la cosa triste è che molte di quelle persone sono ferite nella dignità perché non sono rispettate ne tutelate, fintamente inquadrate…
    Scusa per lo sfogo, ma queste sono cose che mi prendono lo stomaco perché le vivo da molto vicino e mi fanno stare male e tutta questa retorica legata a stereotipi fuori da ogni logica per me è priva di senso.

    1. Figurati… Condivido le tue parole. Qui stiamo ballando sull’orlo dell’abisso e ci si comporta come se non ne fossimo consapevoli. Bisogna dare un segnale diverso. Potevano che so dire: “Questa’anno facciamo una kermesse modesta e i soldi avanzati li diamo a chi ne ha davvero bisogno”. Infatti dopo sono stati contestati, giustamente.

      Faccio mie le parole dell’articolo di Biondillo.
      Temo il buio a venire, temo il gelo.
      Un saluto sincero Lois

  2. Non occorre aggiungere altre parole, purtroppo qui non vale neanche il vecchio detto “mal comune mezzo gaudio”.
    Però sono contenta del fatto che qualche artista -son loro a spostare l’attenzione della massa- abbia scelto di rinunciare alla popolarità del concerto romano per spostarsi su Taranto, che, finita la campagna elettorale, è tornata ad essere la grande dimenticata, dai pugliesi prima di tutto.
    E, ciliegina sulla torta, ecco cosa combinano gli organizzatori del Concertone:
    http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/04/30/giorgio-cremaschi-no-al-porcellum-sindacale/

  3. troppo facile, il creatico chiamiamolo pure con questa parola imprecisa, è dentro la situazione e ancora troppo facile dire che esca e veda fuori
    ognuno ha il suo male oscuro.

    1. Certo Glencoe, infatti ogni critica deve essere autocritica, come del resto ogni creazione prende dal reale per trasformarlo in un senso o nell’altro. Qui non si fanno lezioni per puristi.
      Un saluto

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