Linea di lunghezza infinita

Questo post è un dialogo impossibile con quello di Lois. Lui predilige l’aspetto del ready made, io quello concettuale. Ovviamente queste sfumature nelle opere di Manzoni sono intrecciate, ma è bello che ognuno di noi sia colpito da un aspetto piuttosto che da un altro.

Manzoni

P. ManzoniLinea di lunghezza infinita (1960) – Collezione privata

“Le linee”è il titolo di una delle mostre che Manzoni ha realizzato nella galleria Azimut da lui fondata a Milano nel 1959. Su una serie di esili piedistalli erano posti dei contenitori neri, sigillati ed etichettati. Ogni etichetta riportava la lunghezza esatta in centimetri della linea nera su carta bianca contenuta all’interno e realizzata dall’artista.

Uno di questi contenitori non era tale, ma era un semplice cilindro di legno con l’etichetta che diceva “Contiene una linea di lunghezza infinita”. L’atteggiamento mentale, proto concettuale di Manzoni è chiaro: la linea è il primo gesto dell’artista, ma può essere anche l’ultimo. La linea di lunghezza infinita è un puro concetto.

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7 thoughts on “Linea di lunghezza infinita”

  1. La linea infinita è un puro concetto che nasce sempre peró sulla base di una nuova visione dell’artista, una visione che si sposta dall’oggetto al suo creatore; azioni che poi si concludono anche con un oggetto, ma che di fatto non è fondamentale per la sua conoscenza; penso alle uova o al fiato d’artista!

      1. Io non ho seguito il vostro dialogo e mi sono limitato a interpretare il tuo post. Tu hai espresso le tue idee sui concetti di questo artista controvverso e bizzarro.
        Io ho semplicemente detto, visto che si parla di arte, sia pure sui generis, che quello che l’artista propone può piacere o non piacere in maniera netta.
        Detto in altre paroile osservando un’opera prodotta da un artiusta si ragiona in termini soggettivi. Qualsiasi altro ragionamento o interpretazione di quello che l’artista voleva trasmettere è un modo per tentare di dare una risposta razionale a quello che non lo è.

      2. Ah ok ora è più chiaro 🙂 E scusa le perentorietà
        Sulla soggettività condivido, però credo che un certo grado di conoscenza per apprezzare l’opera si necessario.

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