Creatività o copia?

Weiwei

Ai Weiwei Bicycles / Gabriel Orozco Four Bicycles (There is Always One Direction)

Annunci

26 Replies to “Creatività o copia?”

  1. Oltre al dubbio che uno abbia copiato dall’altro (le opere che data hanno?) mi si affacciano altre domande (che però, temo, non sono specifiche per queste opere ma denunciano una mia più generale incomprensione dell’arte contemporanea):

    1) Ha senso assemblare alcuni oggetti comprati nel negozio sotto casa e chiamare arte il risultato?
    Una risposta parziale me la do da solo: gli artisti volevano esprimere qualcosa; ad esempio, si può supporre che Weiwei, disponendo le biciclette in circolo, volesse alludere alla circolarità della vita o della storia, al ripiegarsi su se stessi, ecc ecc; per Orozco il titolo e la disposizione a stella delle biciclette rimandano al contrario alla linearità, all’espansione; ma questa risposta, appunto, è parziale e conduce alla domanda numero

    2) Le opere sono state realizzate con poca fatica e senza bisogno di possedere tecniche particolari. Io non sarei in grado di copiare un quadro di Caravaggio, ma sarei in grado di copiare una di queste opere (anche tutte e due, volendo 🙂 Che cosa distingue l’originale dalla copia?
    Immagina questo ‘thought experiment’: uso la stessa marca di biciclette e le assemblo esattamente alla stessa maniera, poi la mia copia e l’originale vengono messe su una giostra che gira vorticosamente in modo che quando si ferma non si sappia più qual è la copia e quale l’originale. Quale delle due può venire venduta a centomila euro e quale può venire direttamente consegnata al rottamaio? Secondo me questo esperimento ideale mette in crisi questo tipo di arte.

    1. Le tue osservazione sono molto interessanti, però credo che tu abbia colto il punto solo marginalmente. Il problema è che oggi come oggi l’arte dovrebbe disfarsi del concetto di originalità a scapito di una lavoro collettivo di circolazione di idee. In fin dei conti ci sono stati periodi in cui l’originalità non era predominante, come ad esempio nel Rinascimento e in tutta la reinterpretazione dell’arte classica. Infatti quando parli di esperimento ideale ti avvicini a questa idea: non ha senso fare biciclette “più originali” di quelle qui sopra, ma creare piuttosto una rielaborazione più interessante. Questo richiede l’epoca di internet, dove la questione del copywright occuperà nel futuro prossimo venturo un posto fondamentale.

      1. Per quanto riguarda il superamento della contrapposizione tra originale e copia, mi spiace battere sempre su questo tasto ma il punto è sempre quello: il valore venale di un’opera, e come questo valore si forma.

        Quanto costa un’opera di Weiwei? Quanto una di Orozco? A quanto potrei vendere, io, un mio groppo di biciclette se ne copiassi uno dei due, magari con qualche piccola variante per poter dire che ne ho fatto un’interessante rielaborazione?

        E, gira e rigira, un altro punto essenziale, strettamente legato al primo, è quello dell’identità e della persistenza, la vecchia storia della nave di Teseo, conservata cambiandone i pezzi (con altri identici) man mano che si guastavano: quando non rimase più nulla della nave originale, era ancora la nave di Teseo o no?

      2. Secondo me occorre distinguere i piani per mettere un pò d’ordine: tutti insisti su chi seleziona l’arte e quanto vale. Su questo punto la risposta è la filiera: il mercato d’arte, i collezionisti, le gallerie e in ultimo i musei (anche se questa fase è molto successiva). Questa questione non è dibattuta qui, anche se in linea di principio oggi conta di più chi di introduce nel circuito. Questo non significa che tutti gli artisti siano “iniziati”, c’è anche chi apporta novità vere.

        Un altro punto è la capacità artistica. Mi spiace, ma oggi non conta tanto la realizzazione dell’opera che spesso lo stesso artista affida ad altri, ma la concezione, l’idea che sottosta all’opera stessa. Possiamo rammaricarcene, ma è l’evoluzione che c’è. Tuttavia ci sono anche molti artisti che invece lavorano ancora con un certo tipo di manualità che però è sempre più rara e da valorizzare, almeno secondo me.

        Terzo punto è il rapporto tra opera e arista (con tutta la galassia dei fruitori). Ed è su questo aspetto che questo post voleva intervenire. Gli innovatori radicali sono pochi (per la pop penso a Warhol), però attorno a loro germogliano tutta una serie di artisti che sfruttano quell’idea rivoluzionaria che loro hanno concepito. Oggi come oggi questo rapporto è messo in crisi, come tu hai sottolineato, dalla riproducibilità globale di cui Benjamin aveva solo intravisto gli albori.

    2. Per riuscire veramente ad apprezzare l’arte contemporanea bisognerebbe assolutamente non paragonarla a tutto ciò che è stato proposto precedentemente. Poiché la tecnica ormai è superata, ossia tecnicamente non c’è qualcosa che non è stato compreso o risolto, gli artisti di oggi basano tutto il lavoro sulla loro idea. Poi che sia un rottame o un teschio fatto di diamanti conta poco. Pensa che la maggior parte degli artisti contemporanei non realizzano nemmeno i loro lavori. Definiscono un’idea e poi fanno realizzare l’opera. Può essere che molte persone non apprezzino ciò ma bisogna anche pensare che ogni artista è figlio del suo tempo ed è inutile realizzare Madonne e Santi oggigiorno. E’ come se Leonardo DaVinci realizzasse, nella sua epoca, affreschi rupestri. Oggi l’obbiettivo dell’arte è stupirci, scuoterci, svegliarci attraverso pensieri ed idee, vuole farci riflettere sul mondo che ci circonda. Ammetto che spesso non sia semplice accedere al messaggio ma di sicuro dietro qualcosa c’è.

  2. Non so quale delle due “opere” sia stata realizzata prima; ma comunque esprimo il mio eretico parere:
    – quella che è stata realizzata per prima è frutto solo della noia trasformata in creatisvismo spacciata per sperimentalismo;
    – quella che è stata realizzata dopo è frutto della noia che non si è nemmeno riuscita ad incanalare in creativismo ed è diventata plagio sperimentale.
    Condivido appieno il punto due di vpindarico..

      1. Non è vero che vedo l’arte ancora come ai tempi di Caravaggio: io riconosco l’originalità di vari artisti “contemporanei”, ma in questi due casi non vedo nè l’originalità nè la creatività.
        Mah.

      2. Beh io non ho mica problemi a riconoscere che arrivo fino ad un certo punto e poi mi fermo. Forse un po’ più a valle di Caravaggio ci arrivo, ma neanche poi tanti. L’arte contemporanea non so se non la capisco perché non mi piace o se non mi piace perché non la capisco. Mi fa piacere parlarne proprio per questo.
        Ma resta il dubbio: possibile che debba essere accompagnata dal libriccino di istruzioni, che ci sia qualcuno che ti spiega perché ti deve piacere? Tornando a Caravaggio, è vero che i suoi piedi sporchi facevano scalpore, che le sue madonne modellate sulle puttane gli causarono anche qualche problema con la committenza, ma di estimatori disposti ad anticipare fior di quattrini (che poi lui qualche volta si beveva senza lavorare) ne aveva, e senza che nessuno avesse dovuto spiegare loro il perché.

        Perdonami la blasfemìa, ma un Fontana con i suoi tagli, un Manzoni (di cui si parlava su questo blog qualche tempo fa, mi pare) con le sue scatolette di merda a me sembrano fenomeni sociologici, non artistici. Nel senso che è interessante capire come si forma il valore dell’opera d’arte. Perché nessuno ha mai comprato, sono convinto, un taglio di Fontana o una merda di Manzoni perché gli piacessero, ma solo come forma di investimento. E quindi: come si è formata la convinzione (poi confermata dai fatti) che Fontana e Manzoni fossero buoni investimenti?

        Disfarsi del concetto di originalità, circolazione delle idee: molto bello, molto in sintonia con l’open source, ma al concreto che significa? Come si fruiscono queste opere? Weiwei e Orozco diffondono un manualetto con il quale ognuno si può costruire il suo groppo di biciclette? Non credo (anche se, in tutta sincerità, davvero non lo so).

        Proseguo in risposta ad un tuo messaggio successivo.

      3. Il rapporto tra opera e pubblico non è più incentrato sul significato, ma sulla performance e la comunicazione personale (ovvero le sensazioni che l’opera mi suscita). Come sopra, possiamo dispiacercene ma è l’oggi.

  3. Vorrei far notare che il vero creativo (anche se portatore di una creatività assai discutibile) è il critico che porta in palmo di mano uno dei due artisti citati e contemporaneamente decreta la morte dell’arte contemporanea. Se avete il tempo di guardare il video vi divertirete anche se una certa sensazione di essere stati presi per i fondelli….non mancherà 🙂

    http://poesiaincodice.wordpress.com/2013/03/14/fine-dellarte-contemporanea-o-fine-dellonesta-intellettuale-da-parte-della-maggioranza/

  4. ho letto con interesse questa chiacchierata su creatività e valore; non ritengo per me interessante nessuna delle due parole e allora direte voi in cosa l’ho trovato interessante? ma direi sulla circolarità della operazione creativo-culturale ovvero qualcuno dice, fa produce qualcosa e poi la mette in circolo volente o nolente; prima era solo in mostre ,gallerie, ecc adesso è anche in rete; certo vi è una differenza se io fossi molto bravo andrei nelle prime mostre ecc. dove troverei anche il valore.

      1. Bene lo stesso critico che stravede per Gabriel Orozco è lo stesso che ha decretato la fine dell’arte contemporanea compresi alcuni artisti da lui stesso prima sponsorizzati e sicuramente con dimensione pubblica stratosferica 🙂 (Vedi video)

        Ognuno deduca quello che meglio crede 🙂

  5. http://www.guardian.co.uk/artanddesign/jonathanjonesblog/2013/apr/24/ai-weiwei-still-an-artist
    direi che anche Ai Weiwei non sia da meno in quanto a mostre e popolarità e forse la sua opera è più attinente ai problemi della sua gente di quella che gli si contrappone.

    Ciò non toglie che la creatività c’entri ben poco. Anni fa ricordo che uno scrittore americano mi tempestava di e mail scritte in inglese dove descriveva le opere di un artista. Gli chiesi di mettermi un link per vedere le opere dell’artista in questione. Avrei fatto prima che costringermi alla faticaccia di tradurre. Lo scrittore mi rispose che le opere non esistevano perchè l’artista voleva che le immagini creative si mantenessero vergini nella sua mente. Lo scrittore aveva solo il compito di tradurle in parole (raccontate ovviamente dall’artista)

    Certo un ‘idea come un concetto o una protesta è finalizzata a quello scopo….ma credo che per parlare di arte e creatività bisogni andare ‘oltre’

    1. Ai usa l’arte per attirare l’attenzione su problemi del suo paese, su questo sono d’accordo. Sullo scrittore americano non rappresenta nulla perchè non ha alcuna dimensione pubblica. Anch’io posso essere Picasso nella mia stanza 😉

  6. Ti lascio alcuni pensieri di Gino De Dominicis che sicuramente una dimensione pubblica l’aveva anche se era molto schivo in questo senso. Credo che racchiudano parecchie verità-

    *Chi crede di poter realizzare le proprie opere “portando avanti” la “ricerca” di altri artisti, scambia l’arte con la scienza.

    L’affrettarsi a voler storicizzare “in diretta” l’arte contemporanea e il piazzarla immediatamente nei Musei, nasce dalla paura del giudizio dei posteri.

    Effimere storie dell’arte contemporanea con stile Biblico raccontano: “Rauschenberg generò Burri, che generò…”.

    Il termine “arte concettuale”, di origine americana, in Italia è molto piaciuto forse perché ricorda nomi di persona molto diffusi come Concetta, Concezione, Concettina ecc …; e viene di continuo usato stupidamente per etichettare tutto ciò che in arte non è immediatamente riconoscibile.

    In America, e di ritorno in Europa, hanno preso alla lettera la “posizione” di Duchamp pensando che fosse un modello da imitare e che il suo fosse un modo alternativo e moderno di fare arte. In realtà era solo il modo di Marcel Duchamp.

    L’unico nomadismo riscontrabile nelle mie opere è che qualche volta sono state trasportate fuori da Roma per una mostra. *

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...