Lolita

2 giugno 2013 § 6 commenti

lolita

Quando scrisse Lolita, Nabokov non dimenticò l’impianto analogico della poesia lirica né le invenzioni linguistiche dell’Ulysses: non trascurò la psicologia barocca e intellettuale di James e della Woolf né le metafore liriche e grottesche, il gusto poetico e farsesco per i simboli, né il falsetto ironico e teatrale della passione e le scomposizioni pittoriche cubiste e futuriste. Il risultato è stupefacente. Lolita possiede tutte le qualità che un “vero romanzo” deve avere: una vicenda razionalmente condotta, un corretto uso della suspense, un caso psicologico strepitoso, due protagonisti distintamente caratterizzati, abili schizzi di figure minori, un ambiente plausibile, una catastrofe necessaria, che è pure, a suo modo, un lieto fine.

Humbert Humbert, nato nel 1910 a Parigi, figlio di uno svizzero e di una inglese, cresciuto “felice e sano, in un mondo luminoso di libri illustrati, di sabbie pulite, di aranceti”, si trasferisce nel 1939 negli Stati Uniti, diventa autore di saggi tortuosi su oscuri giornali, di pastiches e riprende i suoi studi letterari, componendo una Storia della letteratura francese per gli studenti di lingua inglese. Dismesso da una clinica psichiatrica, dove era andato a curarsi un gravissimo esaurimento nervoso, egli si stabilisce a Ramsdale, cittadina della Nuova Inghilterra, e affitta una camera nella casa della signora Haze, una vedova di trentacinque anni. Sua figlia, Lolita, “una bella e quasi immatura fanciulla, che le moderne scuole miste, i costumi giovanili, i furtivi maneggi intorno ai falò avevano depravato all’estremo e senza speranza”, ne ha appena tredici.

Piuttosto che un personaggio, Humbert Humbert è un simbolo collettivo: una “summa” stilistica del nostro tempo. Quando parla o racconta, quando ostenta i suoi vezzi, le sue trovate ironiche e metaforiche, le sue allusioni letterarie, le sue ciniche combinazioni tra i linguaggi dei nostri giorni, ci sembra di assistere ad una fantastica conversazione collettiva tra tutti gli intellettuali che oggi formano il tessuto bizzarro e compatto della cultura occidentale. Tutte le trovate e le allusioni, tutto quel fantasioso e futile cicaleggio non hanno saputo incarnarsi completamente in una figura romanzesca. Humbert Humbert rimane un conglomerato di culture: il più intelligente, spiritoso e confortevole cimitero intellettuale dei nostri tempi.

Ma la grande figura del romanzo è Lolita; e l’ondata di ardente, bruciante gelosa tenerezza, che si irradia da lei come un mare tumultuoso e senza confini. “Lei era a piedi nudi: sulle unghie dei piedi le rimanevano residui di vernice color rosso-ciliegia e sull’alluce aveva un pezzetto di cerotto; Dio che cosa non avrei dato per poter baciare in quel momento stesso qui piedi scimmieschi, dalle ossa delicate, dalle lunghe dita”. Cosa importa che Lolita sia volgare e chiassosa, stupida e corrotta, senza fantasia né sentimenti – una divoratrice di gelati alla crema, una consumatrice di fumetti spaziali? Nabokov le ha regalato il più raro fra i doni che ci rallegrano e ci consolano nei personaggi dei romanzi. Sopra i suoi piedi scimmieschi, sopra le unghie mal verniciate e gli occhi impuri e radiosi, ha fatto scendere quella grazie femminile che bagna di incanti imprevedibili i gesti più limitati dell’esistenza quotidiana.

Il tè del Cappellaio Matto

§ 6 risposte a Lolita

  • DeathEndorphin scrive:

    Uno dei miei romanzi preferiti.
    Buona domenica dan!:)

  • newwhitebear scrive:

    Nabokov fu un raffinato scrittore che conosceva perfettamente l’arte di scrivere, come ha dimostrato in numerosi saggi di scrittura.
    Lolita fu il suo romanzo più celebre. Sicuramente è un bel romanzo al di là della fam di essere stato a suo licenzioso.
    L’analisi accurata dei personaggi, le perfette descrizioni di luoghi e azioni conferiscono al romanzo una meritata fama.

  • ellagadda scrive:

    La ninfetta, ovvero una bambina, chiassosa, banale, noiosa come una bambina.
    Dimenticarsi di dover essere dalla parte della bambina, dell’innocenza -vera o di morale?- e sentirsi d’un tratto uguali al cattivo, all’ambiguo. Ecco lo scandalo della grande letteratura: due personaggi minori, e proprio per questo scandalosi.

  • bassamarea scrive:

    Sempre a stento riesco a descrivere l’unicità di quest’opera: a suo tempo mi coinvolse oltremisura, principalmente per l’abilità del Nabokov nel destreggiarsi in una materia che si prestava tutt’altro che a diventar romanzo (e che poi infatti divenne classico).

    Mi fa piacere rileggere di Lolita e delle sue stramberie, di tanto in tanto.
    Grazie per lo spunto.

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