Morna

4 ottobre 2013 § 1 Commento

L’alba asciuga sempre la notte. Il cromosoma della gioventù è nell’alba, nel giorno che tira via di dosso la coperta del buio. I rebetes aprono la porta e fuori è il giorno. Il traffico del mattino. Gli autobus, i clacson, il mondo fumigante, ma dentro, dietro la porta, al Principessa, è ancora la notte. È come in Omero, che fa allungare infinitamente Nyx, la notte, per permettere ad Odisseo il racconto. Dopo il massacro dei Proci, dopo le fiaccole accese nel buio a fingere le notte, dopo il sangue lavato dalle ancelle, dopo il riconoscimento di Penelope col tranello del letto, dopo finalmente il letto. Costruito nella radice dell’albero sopra al quale poggia la casa. Dopo il riconoscimento, l’unione della carne e , dopo l’unione, il racconto. Racconto così infinito, così dettagliato da colmare gli anni e far tracimare la notte. Così i rebetes, suonando e bevendo, allungano infinitamente la notte, mentre fuori il meccano del giorno comincia il suo giro. Fermano il tempo, lo riducono a loro che se ne stanno dentro, asserragliati nel tekés, nella taverna. E che muoia anche notte. A uscire è pelle spogliata, senso d’eterno, senso di onnipotenza sul sole, che si paga solo dopo, nei frantumi di un sonno penitente, cagliato e colpevole.

«La questione greca: il rebetiko pone in discussione il nostro modo di vivere» scrive. «Questa è la ribellione. Contestare un modello culturale. È gente, questa, che si ostina a mettere al centro la propria vita. E io sono qui, perché semplicemente questa cosa da altre parti non c’è. Questo modo di stare insieme, questo modo di fare comunione con la musica. Forse è arrivato il momento di darsi una visione delle cose, un’etica, dei princìpi da mettere davanti a se stessi, per non finire divorati dall’egoismo e dalla preoccupazione. La ricchezza deve essere messa al centro di noi, fare di noi qualcosa che non può essere comprato. Che non dipende dalla congiuntura economica. Costruirci come uomini. Ci vuole tanto lavoro per fare un uomo con una coscienza. Questa è l’identità. Non il diritto che nasce dall’essere nati in un posto».

V. CaposselaTefteri

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