L’evoluzione della metafisica (De Chirico #4)

Con lo scoppio della Prima guerra mondiale De Chirico e suo fratello sono richiamati alle armi: in un primo tempo sono destinati al distretto di Firenze, poi sono trasferiti a Ferrara, dove sono raggiunti dalla madre. Conoscono il marchese Filippo Tibertelli De Pisis, scrittore, ma non ancora pittore, e De Chirico stringe amicizia con il poeta futurista Corrado Govoni. Grazie ai pochi impegni della vita militare nelle retrovie, De Chirico trova il tempo per dipingere. Tra le tele più interessanti dell’artista realizzate tra la fine del 1915 e i primi mesi del 1916 troviamo: Progetti della ragazza, in cui compare sullo sfondo il castello di Ferrara e in primo piano un guanto e altri oggetti che alludono al lavoro della sarta; La nostalgia dell’ingegnere, il primo quadro dell’artista esposto in Italia, una costruzione complessa di difficile interpretazione; La malinconia della partenza (Londra, Tate Modern), suddiviso in due parti, in basso una carta geografica, in alto un assemblaggio di forme geometriche dal significato oscuro.

Progetti

G. De Chirico Progetti della ragazza – 1915, New York, Moma

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G. De ChiricoLa Malinconia della partenza – 1915, Londra, Tate Modern

Nel 1917 Carlo Carrà è ricoverato all’ospedale militare di Villa del Seminario, dove entra in contatto con De Chirico, Savinio, De Pisis e i poeti Govoni e Ravegnani. Sono mesi di forzata inattività, turbati dalla realtà della guerra e dalle drammatiche testimonianze dei reduci dal fronte, ma nello stesso tempo è un periodo di profondi dialoghi e scambi di idee, che contribuiscono alla formazione culturale e artistica di ciascuno di essi e aprono loro nuovi orizzonti.  L’incontro con Carrà stimola la creatività di De Chirico, che dà vita a una nuova stagione artistica, ancora più ricca e varia.

Ne è un esempio Les juex du savant (I giochi del saggio), dove sullo sfondo del dipinto vediamo una porta, che dà su un buio corridoio, aperto su uno spiraglio di cielo verde. In primo piano l’artista ha posto dei parallelepipedi, insieme ad altri oggetti, tra cui una scatola dipinta con triangoli colorati, molto simile a quella de Le muse inquietanti dell’anno successivo. Ancora più famosi sono Ettore e Andromaca, in cui i manichini assumono una dimensione epica e tragica nello stesso tempo, nonostante la loro vuota e silenziosa impassibilità. In questa scena, tratta dal sesto libro dell’Illiade, i due personaggi si trovano in uno spazio fantastico, che assomiglia ad un palcoscenico teatrale: hanno perso la loro umanità, sono degli automi privi di anima ed espressione, con le loro teste vuote e prive di lineamenti.

Giochi-saggio

G. De ChiricoI giochi del saggio – 1917, Minneapolis Istitute of Arts

ettore e andromaca

G. De ChiricoEttore e Andromaca – 1931, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna

Menzione a parte merita Le Muse inquietanti, autentico capolavoro. Sullo sfondo del dipinto, in posizione defilata, quasi nascosta, l’artista ha raffigurato una fabbrica, uno dei temi spesso presenti nelle sue opere. Le sue ciminiere cominciano a comparire sin dalle prime Piazze d’Italia e richiamano, nella forma e nel colore, le torre del castello a fianco. La parte centrale della tela è occupata da una ribalta teatrale, in lieve pendenza, su cui vediamo tre statue-manichini, che in una lettera inviata a Carrà l’artista aveva inizialmente battezzato “le vergini inquietanti”. Uno dei manichini è in disparte, in ombra e dà l’impressione di voler attirare l’attenzione degli altri due. Accanto ai manichini De Chirico ha posto altri oggetti di non facile identificazione e dal significato volutamente oscuro, che contribuiscono a rendere ancora più enigmatica  e misteriosa l’intera composizione. I colori, luminosi, ma freddi, e le lunghe ombre nere, che solcano in diagonale tutta la composizione, contribuiscono a creare un’atmosfera di silenziosa immobilità, carica di tensione e di attesa. Anche la presenza del castello, molto simile a quello di Ferrara, la città dove la pittura metafisica ha avuto il suo apice, richiama in parte le atmosfere rarefatte e silenziose delle Piazze d’Italia, ma questo tema viene svolto in maniera differente, con un’impostazione ancora più lontana dalla realtà.

(Fine quarta parte)

Le_Muse_Inquietanti

G. De ChiricoLe muse inquietanti – 1918, Milano, collezione privata

Qui la prima parte
Qui la seconda
Qui la terza
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9 Replies to “L’evoluzione della metafisica (De Chirico #4)”

  1. Nelle Muse inquietanti il castello è quello di Ferrara, visto dai giardini pubblici, un tempo i giardini ducali.
    Direi ancora un’uttima puntata con spiegazioni chiare e semplici e ottime foto dei quadri, che hai spiegato con intelligenza.
    Aspetto il proseguo.

  2. Appassionata di De chirico,ora parli di de pisis … Ho letto quasi attentamente il tuo blog e sono curiosa di come descriverai un de chirico e un de pisis come insegnanti davanti a pittori/scultori loro “alunni” … Sono curiosa perché è sibillino questo tuo raccontare ( mia impressione)

    1. Francamente non ho capito il tuo commento. Non mi pare sibillino il raccontare, è molto standard e didattico se vuoi. De Pisis l’ho nominato in maniera molto vaga, a margine dell’attività di De Chirico a Ferrara.

      1. Hai ragione , mi sono spiegata male ,scusa ! Leggendo il tuo blog parli molto di de chirico giustamente hai dovuto accennare a de pisis ma sono curiosa di leggere il resto perché ci sono alcune peculiarità che pochi sanno su de chirico e la sua storia ! Mi piace (anche se lo definisci didattico )come racconti , ho studiato arte

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