Intellettuali che dormono

5 dicembre 2013 § 1 Commento

Alla fine dell’articolo che trovate qui sotto, mi è venuta in mente una cosa: tempo fa qui dalle mie parti c’era un’associazione ambientalista che per anni ha difeso una valle dalle mire della speculazione edilizia. Ben fatto! Peccato che poi tutto intorno fu fatto e tuttora è fatto scempio del resto del territorio con milioni di metri cubi di cemento. Penso che il discorso sia di prospettiva: ci si fossilizza troppo su una singola tematica e per troppo tempo. Leggasi in altri termini: si bada troppo a Berlusconi e non alla degenerazione generale.

«Qui si impara ben poco, c’è mancanza di insegnanti, e noi ragazzi dell’Istituto Benjamenta non riusciremo a nulla, in altre parole, nella nostra vita futura saremo tutti qualcosa di molto piccolo e subordinato». Inizia così Jakob von Gunten, romanzo di Robert Walser (prima edizione 1909, pubblicato in italiano da Adelphi). Il protagonista è un ragazzo iscritto a una scuola in cui non si impara nulla. «O gli insegnanti del nostro istituto non esistono affatto, o sono ancora addormentati, oppure sembrano aver dimenticato la loro professione», leggiamo nel diario di Jakob. Scopo dell’istituto è insegnare l’ubbidienza, sfornare perfetti servitori. «I signori insegnanti e maestri dormono, oppure sono morti o solo morti apparenti, o forse sono pietrificati: comunque sta di fatto che da loro non ci viene nulla». Tutti coloro che dovrebbero fare lezione sembrano «poveri sonnecchianti e assenti in spirito». Dall’altra parte ci sono gli studenti: «Noialtri allievi e alunni abbiamo in verità assai poco da fare, non ci danno quasi mai compiti. Impariamo a memoria i precetti che vigono qui dentro».

Nel suo ultimo libro, Intellettuali del piffero (Marsilio), Luca Mastrantonio, giornalista del Corriere della Sera, cataloga praticamente tutti gli intellettuali viventi italiani. Il panorama descritto alla fine ricorda proprio l’Istituto Benjamenta. Chi si trova in una posizione di autorità dovrebbe avere qualcosa da insegnare. Invece niente. Gli intellettuali italiani parlano e scrivono assai ma il risultato è lo stesso dei professori di Walser: è come se dormissero. Sonnecchiano sugli stessi temi da decenni, nessuno direbbe che sono in grado di trasmettere conoscenza. «Maestri mancati», li chiama Mastrantonio.

E chi invece dovrebbe imparare? Dove sono i cosiddetti giovani? Nel repertorio appaiono come «soliti giovani». Viene il dubbio che siano davvero tutti impegnati a «imparare a servire» come von Gunten e gli altri diligenti scolari. Unica ambizione: trovare un lavoro, un posto nel mondo, la mediocrità. «Cuoco – o cameriere, secondo i ruoli», scrive Mastrantonio. La soluzione proposta in Intellettuali del piffero è l’omicidio dei «mancati maestri». Dire a chi ha costruito la prigione di paura e rispettabilità: «Non hai alcun potere su di me». In Jakob von Gunten il protagonista invece sceglie un’altra via, senza spargimento di sangue; alla fine abbandona la gelida scuola di servitù: «Addio dunque, Istituto Benjamenta».

Antonio Sgobba (da qui)

§ Una risposta a Intellettuali che dormono

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