Sui forconi e su altre amenità

16 dicembre 2013 § 6 commenti

Spesso quando si parla di fenomeni nuovi occorre tempo per riflettere. Per questo ho aspettato qualche giorno prima di scrivere qualcosa sull’argomento. Il rischio è di cadere in due errori opposti, ma speculari: essere banali e sparare cazzate. Nel primo caso, le banalità che mi pare mi siano emerse sono due: no alla violenza e no all’antipolitica.

Sulla violenza mi preme sottolineare che non mi sorprende che nell’epoca del pensiero semplificato, o si sta con Gandhi o con la lotta armata. Ma tra questi due estremi ci sono una varietà di azioni intermedie che andrebbero analizzate. Se agli albori del movimento operaio ci si fosse preoccupati del politicamente (o democraticamente) corretto, non ci sarebbero stati gli scioperi selvaggi, i picchetti, non sarebbero nati i luddisti. Il conflitto è conflitto, non un pranzo di gala. A questi forconi, che mi paiono ancora ad uno stadio pre-politico in quanto non sono ancora decifrabili, non hanno leader, le loro rivendicazioni sono confuse, diamo almeno la possibilità di esprimere il loro malessere senza fare la solita lezioncina da giornalisti pret-a-porter del potere o dell’ideologia.

Sull’antipolitica dico sono che sta diventando uno scudo retorico e linguistico per giustificare l’incapacità, l’ipocrisia, l’inconcludenza di un governo che in otto mesi non ha fatto praticamente nulla di cui c’era bisogno (sono ancora alle prese con i pasticci dell’Imu).

Sulle cazzate potrei pescare a piene mani sui giornali o sul web. Di solito si raggruppano in due sottospecie: ignoriamoli e continuiamo con le riforme (quali, diamine?) oppure ci si arrovella sull’appartenenza politica di questa moltitudine. Nel primo caso rivendico il diritto di esprimere il mio dissenso alla politica di rigore che ci sta ammazzando tutti, all’immobilismo tutto italiano, alla retorica della stabilità (in Spagna stanno ripartendo, negli Stati Uniti pure, saranno mica dei maghi?). Nel secondo caso c’è sempre stato, c’è e ci sarà sempre chi vuole mettere il capello ai movimenti di protesta, vuoi per convenienze elettorali o di visibilità (sarà che stavolta tocca all’estrema destra e la cosa fa incazzare di più?).

Concludo da questo punto: è dagli anni 2000 che in forme diverse (movimento dei movimenti, girotondi, movimento 5 stelle) si manifesta in Italia una sorta di protesta tendenzialmente apolitica su quello che è l’impoverimento lento, ma inesorabile, della classe media. Intere fette di popolazione che non lo erano e che lo sono diventate sputando sangue per mettersi via un po’ di soldi per loro e per i loro figli. E che ora stanno scivolando di nuovo verso il basso. Un dolore difficile da spiegare. Soprattutto a quelli arroccati nei loro privilegi (rossi o neri che siano).

§ 6 risposte a Sui forconi e su altre amenità

  • lois scrive:

    È il nostro un Paese di retorica e di ‘tira a campare’
    C’è da dire che proprio come dici, di parole se ne dicono tante e a sproposito. La verità è che la rivolta fa paura, la politica la teme. La verità è che queste persone meritano rispetto, perchè sono le sole che mostrano il coraggio di agire e ribellarsi di fronte a tutto questo schifo che i nostri politicanti ci vogliono mascherare da altro.

    • Moralia in lob scrive:

      Già, speriamo porti a qualche cosa e non sia un fuoco di paglia. Il vero problema rimane l’impermeabilità della classe politica a tutto. Come hai ben descritto tu, il suo “Motu proprio”, l’autoreferenzialità.

  • newwhitebear scrive:

    Non ho mai avuto preconcetti con nessuno e nessun’idea ma francamente non li capisco, come non ho mai capito quelli che da quarant’anni a questa parte ci hanno governato.
    Perché limitarsi a guardare lo stato attuale senza vedere da dove è nato, è semplice miopia.
    Ricordo, e qualche amico di allora mi da ragione, che dissi nel 1973 (ovvero quarant’anni fa) che la riforma del fisco non sarebbe servita a nulla, nonostante i proclami dei politici di allora. Credo che la realtà sia sotto gli occhi.

  • ellagadda scrive:

    Certamente il mio prendere le distanze dal movimento, non implica un essere d’accordo con il lavarsene le mani della nostra politica, anzi!
    I responsabili non sono gli esasperati, sono i politici, che invece pensano di potersela cavare bollandoli come fascisti, facendo così passare in secondo piano i motivi delle manifestazioni, che sono motivi che riguardano tutti.

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