Vizi / Vanagloria

22 dicembre 2013 § 2 commenti

Vargo

Kurt Vargo – Businessman and funhouse mirror

Poiché credo che la conoscenza sia prettamente strumento della mente, oggetto, contenuto del pensiero, cui esso, comunque, si riferisce per esistere, ma che le conoscenze in sé stesse, se considerate esclusivamente come fine, slegate dal ragionamento o dall’idea, da un pensiero, siano inconsistenti, l’intento di questo scritto non è trasmettere conoscenze, ma proporre un motivo di riflessione.

È bene anzitutto chiarire cosa si considera in questa sede per vanagloria, e chi è il vanaglorioso. Parlando di vanagloria mi riferisco a due diversi livelli, complementari, quello del sentimento e quello del comportamento: il sentimento di autocompiacimento per doti o meriti in realtà inesistenti o per nulla eccezionali, e, dall’altra parte, il comportamento per cui l’uomo, gloriandosi di fronte alla comunità, al gruppo, alla singola persona, aspira alla lode senza aver merito o avendo merito inadeguato. È necessario avere lo scrupolo di precisare che il sentire del vanaglorioso si distingue dal vizio della superbia – da cui però al contempo deriva –, che può muoversi da doti o meriti effettivamente esistenti.

A queste definizioni ne devo aggiungere una meno neutra, più inerente alla dottrina cristiana, per cui il vanaglorioso è colui che ricerca, appunto, la gloria vana, fugace, effimera, il potere umano, terreno, vano in quanto tale. Si concorderà che, qualsiasi prospettiva si voglia assumere, la vanagloria, come sentimento e come comportamento, viene considerata una qualità negativa dell’essere umano.

Ora, se vogliamo guardare al vizio della vanagloria, e osservare un pezzo dell’animo umano, poiché l’uomo è un animale sociale, sarebbe inappropriato considerarlo come una scatola chiusa, separata, scissa dal suo contesto, con il quale è, in realtà, in continua interazione. In quest’ottica, tenendo presente la natura sociale dell’uomo, qual è il fondamento della vanagloria? Qual è il motivo per cui il vanaglorioso perpetua il suo essere tale? Forse che le risposte che derivano dal suo ambiente agiscono da fattori di mantenimento? Forse l’ambiente sociale rinforza, coscientemente o meno, i comportamenti del vanaglorioso? Forse sì, esistono dei fattori sociali che agiscono da mantenimento per il sentire e l’agire del vanaglorioso, poiché altrimenti questi cesserebbe di essere tale.

In questo caso, la responsabilità dell’atto di vanagloria non sarebbe esclusivamente del vanaglorioso, ma dell’intera collettività che ha a che fare con lui. E se fosse così, non si potrebbe forse dire che allora tutte le qualità negative dell’animo umano possono inserirsi in questo banale scomodo quadro? E in questo caso, chi sarebbe il più vizioso, il vanaglorioso, o chi mantiene la vanagloria?

In questo modo, il vizio non è qualità individuale, ma responsabilità condivisa, per cui nessuno può puntare il dito se non lo fa anche verso se stesso; un  vizioso non è mai solo, perché chi sta accanto a lui non impedisce la messa in atto del suo vizio, e attraverso un consenso che può essere anche silenzioso, ne favorisce la continuazione, la proliferazione. E nessuno è escluso, nessuno si salva. Un peccatore non è mai solo,  e accanto all’uomo corrotto ce n’è un altro che tace, corrotto dal silenzio.

Margherita

 Qui l’editoriale introduttivo / Gola / Avarizia / Accidia

§ 2 risposte a Vizi / Vanagloria

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