Vizi / Lussuria

26 dicembre 2013 § 2 commenti

Iconografia di un vizio

Lussuria (dal latino luxus, lusso, eccesso), è la brama sfrenata di godimenti carnali, libidine o lascivia, definita come vizio capitale (ciò che è origine o fa capo ad altri vizi) da Tommaso D’Aquino (1125-1274) filosofo, dottore della Chiesa, santo e teologo del Medioevo. Nella sua opera, la “Summa theologiae”, San Tommaso scrive: “Il peccato della lussuria consiste nell’uso irragionevole del piacere venereo”, ma il suo ambito non è limitato solamente a questo genere di piaceri: “Qualsiasi superfluità è lussuria”, afferma. Tommaso descrive anche quali siano le cosiddette specie di lussuria; ne elenca sei: fornicazione, adulterio, incesto, stupro, ratto e peccato contro natura ( che impedisce cioè la generazione della prole).

Quali sono quindi le rappresentazioni della lussuria nell’arte e quali i modi per raffigurarla? Si può dire ci siano due modi per una rappresentazione iconografica: il primo è il modo esplicito, con immagini di chiara ed immediata comprensione; il secondo modo è quello di utilizzare dei simboli, stereotipi o allegorie.

Partendo dalla cultura greca, simbolo d’intemperanza e voluttà può essere considerato il dio Dioniso (dio dell’ebbrezza, per i romani Bacco), con le sue seguaci le menadi (o baccanti). Lo scultore greco Skopas (III secolo a.C.), né dà una rappresentazione scolpendo una di queste ragazze in preda ai furori dionisiaci, che nella sua danza sfrenata, abbandona il corpo e la veste, caricando di erotismo la scena. Nella mitologia greca, e poi ripreso come tema nell’arte, anche Zeus, in quanto adultero, può essere emblema di lussuria; molti sono i racconti delle sue scappatelle e molti i modi adoperati dal dio greco per non farsi scoprire dalla moglie, che saranno fonte di ispirazione, qualche secolo dopo, per quadri come ad esempio “Danae” di Tiziano e di G. Klimt, dove Zeus assume le sembianze di pioggia d’oro e “Giove e Io” del Correggio, dove invece per possedere la bellissima principessa, all’insaputa della moglie, si trasforma in nube. Simbolo di libidine erano anche i centauri ed i satiri.

klimt_danae

G. KlimtDanae

Si trovano temi simili anche nell’arte romana, ma particolarmente interessanti sono gli affreschi di alcune ville pompeiane; qui le rappresentazioni prevalenti sono quelle di tipo esplicito ed i temi spaziano da scene di baccanali (feste che come noto erano spesso a carattere orgiastico) a scene di intimità fra amanti o fra fanciulle e satiri, fino ad arrivare agli affreschi dove compaiono Marte e Venere, inseparabili amanti, colti nel momento della loro unione.

Se nella cultura e nella morale pagana dei greci e dei romani la rappresentazione e il vivere in modo lussurioso non era né peccato e né cosa riprovevole, con il monoteismo, la sua morale, il suo concetto di impurità e di mortificazione del corpo, il modo di vivere influenzato dalla religione cambia la sessualità che diventa cosa peccaminosa. Le rappresentazioni esplicite di atti sessuali vengono tolte, i nudi non vengono utilizzati per soggetti appartenenti alla realtà, ma soltanto per le rappresentazioni di esseri non appartenenti a questo mondo, le divinità pagane (Venere), le allegorie come la Verità e la Libertà.

Nelle rappresentazioni simboliche medioevali, il vizio capitale prende sembianze antropomorfe, utilizzando temi figurativi stereotipati: la lussuria, identificata con la donna, su un caprone che nella mano sinistra stringe uno specchio e con la destra si alza la gonna. Particolare, poi, è l’iconografia utilizzata dal pittore olandese H. Bosch (1450-1516) nel quadro dal titolo “I sette peccati capitali”, dove raffigura la lussuria attraverso l’immagine di due eleganti coppie che banchettano sotto una tenda di prezioso tessuto, rallegrati da buffoni. L’eleganza delle coppie, il prezioso tessuto della tenda e l’abbondanza del banchetto, stanno ad indicare il lusso, l’eccesso; i buffoni che rallegrano la coppia probabilmente sono un riferimento alla perdita della razionalità o allo sproloquio tipico di chi è peccatore.

 Hieronymus_Bosch_

H. BoschI sette peccati capitali

Grande influenza ha esercitato la “Divina Commedia” di Dante, sia nell’immaginario degli artisti a lui contemporanei, sia per quelli futuri; nel V canto dell’inferno Dante immagina i lussuriosi in mezzo ad una bufera di vento (la passione che li ha travolti in vita) condannati ad esserne sospinti in eterno; celebri sono le incisioni ideate per l’illustrazione della Commedia realizzate dal poeta, pittore e incisore inglese William Blake (1757-1827).

Con l’affermarsi della corrente verista prima, e con la conseguente attenzione alla fedeltà a ciò che si vede che porterà all’Impressionismo, le immagini di nudi, fino a quei tempi accettati, seppur sensuali, in quanto idealizzati e appartenenti ad un contesto mitologico, cominciano ad essere sostituiti con nudi “attualizzati”, cioè nudi di personaggi contemporanei, destando non pochi scandali. Ne sono esempi due quadri di Manet: prima la celebre “Colazione sull’erba”, e poi “Olympia” del 1863; quest’ultima oltre a sbattere in faccia ad un’ipocrita borghesia francese uno dei suoi vizi, ritrae una prostituta sul proprio “posto di lavoro”, togliendo ogni idealizzazione e ogni senso romantico, lasciando solamente la realtà.

Édouard_Manet olympia

E. ManetColazione sull’erba e Olympia

La lussuria può essere colta, qualche decennio più tardi, anche nei lascivi ed ammiccanti sguardi, nella bocche socchiuse delle donne incantatrici dipinte da Gustav Klimt e negli scandalosi autoritratti e nudi femminili di Schiele, dove si può incontrare il peccato contro natura (che comprende la masturbazione); nel 1925 è il gruppo di donne, colto in un momento estatico, dipinto da Tamara De Lempicka nel quadro dal titolo “Irene e le sue sorelle”; in tempi più recenti, si incontrano alcuni acquerelli del 1985, quelli di Graham Dean, raffiguranti appassionati baci fra due giovani amanti, dove la mano di lui si appoggia sul seno di lei…

Irene

T, de Lempicka Irene and her sisters

L’ombra dell’ipocrisia e il conseguente sdegno che ha accompagnato le rappresentazioni esplicite della lussuria, nelle sue specie, si potrebbe dire ormai dissolta: la nudità è facilmente rintracciabile, la morale cristiana viene ribaltata presentandoci il lussurioso come persona da ammirare, e i richiami sessuali (il loro uso commerciale nelle pubblicità), sono forse divenuti, in quest’epoca e in questa società, cosa a cui ormai ci si è abituati.

Elena

 Qui l’editoriale introduttivo / Gola / Avarizia / Accidia / Vanagloria

§ 2 risposte a Vizi / Lussuria

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