Cadavre surrealiste

23 gennaio 2014 § 3 commenti

Manifesto

Il termine “surrealismo” compare per la prima volta nel 1917, quando Guillaume Apollinaire fa rappresentare al Théâtre René-Maubel di Parigi un proprio testo, scritto nel 1903, intitolato Le mammelle di Tiresia, con le musiche di scena di Germaine-Albert Birot, e lo definisce drame surréaliste (dramma surrealista). La parola ha successo e viene più volte ripresa, ora in maniera seria, ora ironica, negli ambienti letterari e artistici. Nel termine surréalisme confluiscono i concetti nati nella metà del XIX secolo di supernaturalisme, o il surnaturalisme di Charles Baudelaire.

Il 9 novembre 1918 Apollinaire muore, vittima dell’epidemia di febbre spagnola; la sua eredità viene raccolta da Louis Aragon, Andrè Breton e Philippe Soupault che, tra il 1919 e il 1924, danno vita alla rivista d’avanguardia “Littérature”. Con loro collaborano intellettuali, poeti e scrittori, tra cui Robert Desnos, Man Ray, Marcel Duchamp e Max Ernst.

Nel 1920 il numero tredici della rivista è interamente dedicato al movimento dada, con i quali i redattori di “Littérature” condividono la sfiducia nel razionalismo e la polemica contro le convenzioni formali, temi che anticipano molte delle idee del Surrealismo vero e proprio. Mentre però i dadaisti si limitano a un atteggiamento distruttore e nichilista, i surrealisti hanno un atteggiamento costruttivo e propositivo e si sforzano fin dai primi anni di elaborare una  nuova estetica e una nuova visione del mondo.

Le ricerche di questi artisti si muovono in maniera parallela a quelle compiute negli stessi anni da Sigmund Freud, il quale nel 1900 aveva pubblicato il saggio fondamentale L’interpretazione dei sogni. Mentre però il medico austriaco è interessato allo studio del sogno con lo scopo di capire e curare le nevrosi dei suoi pazienti, i surrealisti lo vedono come una fonte di ispirazione artistica, a cui attingere per esprimere immagini fantastiche, concetti irrazionali, situazioni insolite e misteriose. Nelle loro opere, letterarie o figurative, essi vogliono suscitare negli spettatori sentimenti contrastanti di stupore, meraviglia e talvolta disagio, se non addirittura disgusto e ribrezzo, secondo il loro spirito anticonformista, provocatorio, irriguardoso e rivoluzionario.

Nell’autunno del 1924 Breton pubblica il Manifesto del Surrealismo, inizialmente concepito come prefazione per una sua raccolta di poesie intitolata Poisson soluble. Secondo Breton il Surrealismo è

“automatismo psichico puro per mezzo del quale ci si propone di esprimere, sia verbalmente, sia per iscritto, sia in altre maniere, il funzionamento reale del pensiero. Dettato del pensiero, in assenza di tutti i controlli esercitati dalla ragione, al di là di ogni preoccupazione estetica o morale”.

Il 13 novembre del 1925 i surrealisti inaugurano la prima mostra collettiva, alla galleria Pierre di Parigi, curata da Pierre Loeb. Nel 1928 Breton pubblica il saggio-manifesto Il surrealismo e la pittura, con una serie di indicazioni tecniche e pratiche sui metodi migliori per tradurre in immagini i concetti del surrealismo.

L’idea base del Surrealismo, comune tanto ai letterati quanto ai pittori, è il procedimento inconscio della “scrittura automatica”, cioè la ricerca di una coordinazione illogica, una consapevolezza allucinata e a volte volutamente contraddittoria, che si esprime con ardite similitudini e allegorie paradossali, che collegano realtà apparentemente inconciliabili. Questa scrittura automatica consiste nello scrivere a grande velocità, quasi in stato di trance, così rapidamente che la ragione, i nostri freni inibitori e i nostri preconcetti non abbiano il tempo di esercitare il loro controllo.

I surrealisti adottano un particolare procedimento di creazione poetica collettiva che chiamano Cadavre exquis, consistente nel far comporre una frase da più persone, senza che nessuna di esse possa tener conto di quello che fanno gli altri. I pittori usano lo stesso metodo: il primo disegna la parte superiore di un foglio, poi lo piega, lasciando solo una piccola striscia disegnata e il secondo continua il disegno partendo da quelle piccole indicazioni, di cui ignora il senso, e così fanno gli altri, in un gioco bizzarro quanto irrazionale.

Gli esponenti più importanti del Surrealismo sono Max Ernst, René Magritte, Salvador Dalì, Yves Tanguy e Joan Mirò.

 Ernst

Max ErnstL’incontro degli amici – 1922, Colonia, Museum Ludwig

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René MagritteLa condizione umana II – 1935, Collezione privata

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Salvador DalìLa persistenza della memoria – 1931, New York, Moma

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Yves TanguyIl sole nel suo portagioie – 1937, Venezia, collezione Peggy Guggenheim

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Joan MiròFigura che lancia una pietra a un uccello – 1926, New York, Moma

§ 3 risposte a Cadavre surrealiste

  • lois scrive:

    Io tra le due correnti però preferisco Dada con il loro movimento di rottura. Il Surrealismo con il suo “automatismo” non mi ha mai convinto del tutto, fondamentalmente alla base c’è una fervida e “folle” fantasia, ma ben poco automatica (cosa che forse tra tutti riusciva di più a Mirò) e abbastanza “costruita” su idee e strutture legate al processo di pensiero e di conoscenza.
    C’è comunque da dire che il Surrealismo ha avuto la sua importanza storica e che soprattutto in ambito ispanico ha dato i suoi frutti migliori che in alcuni casi sono sfociati fino a tempi più recenti.

    • Moralia in lob scrive:

      Invece a me ne ha sempre affascinato l’azzardo di voler scandagliare gli aspetti reconditi dell’anima umana. I risultati, è vero, sono stati contraddittori, ma nel complesso è stata una corrente innovativa. Chiaro che la scrittura automatica è una farsa con pretesa di verità, ma è un escamotage che trovo plausibile. Il dada era molto più radicale e forse il suo apporto in termini di rinnovamento è stato più profondo, ma a livello “popolare” le opere surrealiste sono più conosciute. Personalmente preferisco Ernst, che non per nulla si situava al confine tra i due movimenti.
      Ciao Lois

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