Inside Llewyn Davis

Ieri sera sono andato a vedere Inside Llewyn Davis, l’ultima fatica di quel fantastico duo che sono i fratelli Coen. La trama è costruita sulla falsa riga della biografia di un musicista, il folk singer Dave Van Ronk, ammirato dagli addetti ai lavori ma sprovvisto del carisma che garantirà a Bob Dylan il successo planetario. Gli episodi che, tuttavia, mescolano realtà e finzione sono numerosi e la pellicola rappresenta una meditazione sull’esistenza, sul fallimento, sul non essere abbastanza bravi. Personalmente non lo trovo superlativo come la critica lo ha dipinto, anche se i Coen hanno un merito (e non da poco) ed è quello che i loro film non scadono mai, anzi la qualità resta sempre alta. In questo caso però il tutto si riduce al loop coeniano in cui il personaggio è avvolto e la trama non riserva nessun colpo di scena. Inoltre i personaggi sono un dejà vù in film precedenti.

Ma quello che invece mi resterà di questo film è la bellissima colonna sonora curata da T-Bone Burnett. I pezzi sono una reinterpretazione di tradizionali canzoni folk americane ed a eccezione di Farewell di Dylan, sono tutte registrate in per l’occasione. Qui trovate tutte le informazioni che vi servono. Qui sotto riporto le mie preferite (anche se meritano tutte). Buon ascolto.

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12 Replies to “Inside Llewyn Davis”

  1. Era il 1961. Non un capolavoro come “L’uomo che non c’era” o “Il Grande Lebowski”, va detto, ma comunque un film che lascia qualcosa dentro dopo averlo visto. A proposito di Lebowski: il cameo di John Goodman è stato davvero significativo, molto più di quello di
    Justin Timberlake !

    sheratirandolefilaconsigliatalavisione

  2. Ciao! Grazie per esser passato!
    Capisco che la seconda parte del film invece di prendere il volo prende una piega un po’ triste, a tratti quasi surreale, però lo trovo pienamente coerente con il loro stile e con la realtà raccontata. Non condivido, immaginerai, il fatto che sia considerato un film sul “non essere bravi”, più che altro è un film sul dubbio atavico di “non essere abbastanza bravi” e di non meritarsi determinati successi, che assilla un po’ tutti: non posso credere che condividano l’ottica vonhayekiana degli eletti i quali sono i soli che meritano di sopravvivere e avere successo perché sono i migliori, anzi al contrario, la loro base culturale in genere tende a fare il lavoro opposto, a combattere l’antropocentrismo sfegatato, a considerare il fatto che non si può controllare tutto e determinare completamente l’andazzo della propria esistenza, ma senza per questo cadere nel banale concetto di destino, perché le scelte contano moltissimo nel mondo dei Coen, ma si sottolinea il fatto che in realtà ne facciamo tante di cui non siamo nemmeno del tutto consapevoli del perché (vedi quella di cantare una canzone sulla regina incinta all’impresario Murray Abraham un po’ perché ossessionato dall’andare controcorrente un po’ perché turbato dalle sue varie ragazze rimaste incinte).
    Condivido in pieno invece la questione musicale!

    Lascio il mio approfondimento, se può interessare qualcun’altro: http://theemeraldforest.wordpress.com/2014/02/11/a-proposito-di-davis-inside-llewyn-davis-approfondimentoe-dei-fratelli-coen-il-gatto-il-caso-il-folk-lodissea/

    Detto questo, cordialmente, un saluto e a presto!

  3. Sento tanti che stanno restando delusi da questa pellicola… A me personalmente non ispira neanche il trailer con una fotografia troppo patinata e poco attraente. Se ti interessa, mi sento di consigliare invece un film più indipendente, Io non sono qui, sul tema vicino a Bob Dylan (tanti personaggi lo interpretano o ne interpretano alcuni tratti). Un saluto 🙂

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