Alla sinistra dei padri

5 marzo 2014 § 17 commenti

destra-sinistra

Chi normalmente segue questo blog sa che parlo molto sporadicamente di politica e in modo molto generico. In questo caso farò un’eccezione per rispondere a Ella.

Ovviamente non farò analisi sociologiche, sondaggi, non pontificherò su questo o su quel politico e non farò nemmeno filosofia spicciola tipo questa (anche se perché se c’è un deficit che la sinistra ha è proprio la mancanza di realismo a discapito di dichiarazioni filosoficamente generiche). Per chi vuole un’analisi completa di questo bel momento può andare qui. Per il resto basta aprire un quotidiano o accendere la tv. Tenendo presente una cosa: all’elettore medio di raffinate analisi economiche, politiche o sociali non gliene frega più di tanto. E sempre stato così, solo che si idealizza un passato dove si crede che le persone fossero tutte alle sezioni di partito a prendere parte alla cosa pubblica. In passato era solo più semplice perché o eri rosso (comunista/socialista) o eri bianco (democristiano). Questa semplificazione estrema credo stia proprio alla base dello scarso senso critico che oggi si impedisce di leggere la realtà.

Da parte mia farò solo alcuni semplici ragionamenti. Il primo riguarda il ritardo nel prendere consapevolezza che il mondo è cambiato. Ma non di poco. Stravolto proprio. Credo e spero che questo sia un passaggio ormai metabolizzato e digerito. Che le categorie novecentesche sono esaurite da un pezzo, che il linguaggio è cambiato da ancor di più tempo, che un certo snobismo culturale (tipo perle a porci per capirsi) è non solo disgustoso, ma proprio controproducente.

Questo ci porta al secondo ragionamento: il popolare. Secondo me questo è un concetto sconosciuto alla sinistra d’oggi. Popolare significa reality, pop music, tecnologia, Peppa pig (solo per citare i primi fenomeni che mi vengono in mente). E non più De Andrè, Guccini, i concerti del Primo Maggio, ecc. A questo proposito occorre tornare per un momento al postmoderno (ne ho scritto già abbondantemente 1 2 3 4 ). Ora, ridotto ai minimi termini e ai suoi assunti-base, il postmoderno si riduce, per quel che ci serve qui, al fatto che la “cultura bassa” (quella pop, mainstream, mercificata ecc) dovesse godere della stessa considerazione della cosiddetta “cultura alta”. E l’idea che nello stesso manufatto si potessero mescolare tanto elementi nobili quanto elementi considerati intellettualmente compromettenti, ha prodotto risultati notevoli per un po’.

Ora, dopo trent’anni di alto & basso, la degenerazione era inevitabile. L’assioma che qualsiasi evento, oggetto, opera o personaggio, per quanto infimo possa apparire, abbia comunque una sua dignità e un suo valore in sé per sé, è divertente, ma nella sua versione edulcorata, semplicista e disimpegnata, si è tradotto in un atteggiamento acritico in cui a dettare legge è una sospensione del giudizio blandamente inclusiva e pilatesca. Però non si scappa dal dato di fondo: ormai il postmoderno è diventato il nostro ambiente sociale e non ha più senso nemmeno il termine stesso (ne ho scritto qui).

Tutto questo per dire che tra il passatismo da Pci (o Psi) e la caricatura della sinistra di oggi (di cui Renzi è solo la punta dell’Iceberg) si sono infinte possibilità di elaborazione. Che non tutto il pop è merda, che comprare gli occhiali o la borsetta di Prada non significa aver scritto in fronte “venduto/a”, che non fare lo stesso lavoro per tutta la vita non è il male assoluto, che il mercato non è responsabile di tutti i mali, che lavorare la domenica non è sfruttamento. Bisogna vedere cosa si dà in cambio. E finora tutto si è dato, tranne una giusta contropartita economica (abbiamo i salari più bassi d’Europa) perché, si sa, il denaro è lo sterco del demonio.

§ 17 risposte a Alla sinistra dei padri

  • sherazade scrive:

    si, sono assolutamente, assolutamente d’accordo con te e lo è stato anche….D’Alema che proprio l’altro giorno asseriva che non è più tempo di demonizzare il fattore ‘popolare’, anzi a detto ‘il popolo è quello a cui guardare, oggi’ perchè rappresenta lui istanze e bisogni’. Eureka.

    Detto questo? stabilito il ritardo europeo e mondiale dnel riconoscere e ‘calvalcare’ il cambiamento in tutte le sue forme come si può ristabilire equità e sviluppo senza andare a ledere a ‘diritti’ acquisiti e/o privilegi?

    sappi che sono stata funqionario del Pci dal 1983 e dunque per me è molto doloroso riconoscere la disfatta morale e politica della sinistra. Mala tempora currunt e gli uomini o non sono all’altezza o se lo sono vengono stoppati prima del goal. Il mal costume è dilagante e un condannato in via definitiva cui proprio ieri i giudici hanno negato il visto per Dublino sta a ricordarci in che mani siamo, noi, forse, più di altri Paesi.

    Ricette? Il tutti a casa pare anche dai nuovi rappresentanti neoeletti non sia la soluzione. Tutta la classe dirigente è marcia. Tutta andrebbe azzerata non dalle prox lefislature ma come hanno fatto per i lavoratori, adesso, subito, in corso d’opera.

    sheramannaggiammèquandominfervoro

    • Moralia in lob scrive:

      D’Alema che parla di popolare è ridicolo. Che ne sa lui di popolare? Che ne sa di cosa pensano i ventenni o trentenni di oggi? Per idee nuove ci vogliono uomini nuovi. Il fatto che citi la classe dirigente da la cifra di quando sia miope oggi il nostro sguardo. Si continua a parlare di stipendi, sprechi, di corruzione. E va bene. Ma sono i servizi (pessimi) che interessano le persone. L’equità si ricostruisce da qui. Servizi. Lo sviluppo si ricostruisce da qui. Servizi. Non si può spendere 400 euro per un asilo. Servizi. Non si può attendere più di un anno per una banale operazione ai denti di scadente qualità. Invece di spendere una montagna di denaro per la cassa integrazione di aziende economicamente morte e prolungarne l’agonia per due anni tanto dopo chiudereanno, servizi. Trasporti, sanità, sociale. Questo serve. In modo che se resto disoccupato per alcuni mesi, posso andare avanti lo stesso.

      • sherazade scrive:

        ‘sfonni ‘na porta aperta’
        shera

      • Moralia in lob scrive:

        🙂 Già, ma di questo non si parla mai.
        Ciao

      • sherazade scrive:

        ed infatti io mi astengo da farmi …..mentali guardando intollerabili talk show (scio’ scio’ scio’!) che a roma diciamo son ‘aria fritta’.

        Resto dell’avviso che (molti) soldi in meno, zero privilegi, due, max tre mandati le cose andrebbero più svelte.
        E sopratutto una GIUSTIZIA veloce, implacabile sopratutto per ‘sta gente.

        sheryncazzatadavveroferitaneisuoivalori

      • Moralia in lob scrive:

        Sottoscrivo. Ricordo che in America quando dovettero risolvere il problema della giustizia partirono dai pesci grossi e non da quelli piccoli (che invece è da figli di p…..). Tanto per mettere i puntini sulle i.

  • ellagadda scrive:

    Ti ringrazio per la risposta, ed è inutile dire che sono d’accordo con te (e esseblog lo seguivo all’inizio per poi abbandonarlo presto, lo leggo ogni tanto).
    Ecco, però approfitto dei punti che hai sottolineato, perché noi blogger parliamo e parliamo senza stancarci mai😀
    Dunque, la prima cosa che evidenzi è il cambiamento del mondo (e della società), che pare scontato ma purtroppo non lo è, almeno a sentire il linguaggio col quale si esprimono in generale politici o militanti o comunque tutti quelli che hanno a che fare con le dinamiche attuali, e anche a mio avviso è controproducente non solo perché vuoto e superato, ma proprio perché allontana e distorce quelli che sono i veri problemi, che chiamali consumismo, chiamali Peppa Pig, non cambiano.
    E qui siamo al secondo punto, ovvero il popolare. Che non ci siano più Guccini e De Andrè fra le icone è una cosa sacrosanta e giusta, come è giusto che anche cinema e letteratura lascino spazio al nuovo, è sempre stato così e fa parte del gioco che il vecchio, o chi al vecchio è legato, critichi il contemporaneo, a torto o a ragione non importa.
    La malinconia però che viene pensando al vecchio Pci non è rivolta al partito come istituzione, ma agli uomini -realissimi- che ad esso erano legati e alla possibilità che ad essi dava di dare voce alle problematiche vere della gente.
    Una cosa qualche giorno fa è suonata strana al mio orecchio, ed era una persona che si lamentava del fatto che un medico si impegnasse anche sul fronte sociale, offrendo visite gratuite, consulenze, lottando per la prevenzione: a lui sta a cuore che le persone possano curarsi, che possano farlo anche quelle che non hanno i soldi per una visita ambulatoriale (e ce ne sono) e nel suo piccolo combatte; il commento era “se sei medico fa il medico, che c’entra la politica”. E lì una vocina mi suggeriva di prendere quella persona a testate, ma un’altra mi ha fermata ricordandomi di quanto siano brutte le carceri italiane.
    Ecco, indipendentemente dalla politica corrotta, sempre uguale a se stessa, indipendentemente da Guccini e Peppa Pig i problemi sono sempre gli stessi: sistema sanitario, carceri, discriminazione, etc.
    La domanda che mi pongo è: perché prima era normale che Basaglia lottasse contro un sistema repressivo e adesso si vuole impedire a un medico di fare il suo lavoro anche fuori dall’ospedale?
    Perché suona così strano l’impegno sociale (anche per la sinistra che tanto si vanta di essere dalla parte della gente)?

    • Moralia in lob scrive:

      La tua risposta mi conforta. Sull’ambito medico, da quello che so io, i dottori fanno una serie di visite o interventi annuali perchè sono obbligati a farli (penso che sia una questione economica nel senso che se ne fanno di più non sono pagati) e questo spiegherebbe in parte le lunghe attese. Il medico che descrivi è da lodare, ma non mi illudo che lo facciano più di quattro gatti. Chiamala avidità, mancanza di solidarietà, ma l’unica strada è ampliare il numero di interventi coperti dal welfare. Anche perchè vietare l’esercizio privatistico non farebbe altro che farlo fare in nero.

      Una volta si diceva “tutto è politica” invece oggi pare che politica significhi solo potere e amministrazione.

      • Moralia in lob scrive:

        Anzi tutti i comuni dovrebbero avere il loro ambulatorio per le operazioni base, altro che medici generalisti che non servono a nulla. Nulla!

      • ellagadda scrive:

        Infatti sono quattro gatti, se non uno solo.
        Anche io sarei per un potenziamento della sanità pubblica, ma intanto che questo potenziamento non c’è, che facciamo?
        Questo è il problema che alcuni, pochi, medici si pongono e sarebbe ora che iniziassimo a porcelo anche noi che invece non abbiamo problemi a pagare 40€ per una visita o che addirittura abbiamo le conoscenze per non pagarla affatto.
        Esistono un sacco di modi, anche quello più stupido delle collette di quartiere o di parrocchia… Se la politica non va dalle persone, bene, facciamolo direttamente noi.
        In questo modo si potrebbero pagare medici, avvocati, aiutare chi non ce la fa con le bollette, mettere su mense o altro… Puzza di prete? E chissene, mettiamoci pure i preti in mezzo, purché si faccia qualcosa di concreto.

      • ellagadda scrive:

        I medici di base sono il primo maledetto dentino degli ingranaggi della maledetta burocrazia sanitaria.
        (e ci sto sbattendo la testa proprio in questi giorni)

  • 65luna scrive:

    Sempre Interessante Leggerti! Grazie,65Luna

  • marco scrive:

    Molto interessante questa analisi! Lascia anche aperti numerosi dubbi e domande.
    Riguardo al post moderno, per esempio, mi viene da pensare che per sua stessa definizione esso indichi un movimento e scambio di orizzonti non solo dall’alto verso il basso, ma anche orizzontalmente, per permettere maggiore curiosità e un ampliamento di conoscenze.
    A questo punto mi chiedo, averlo utilizzato unicamente per confondere ciò che è alto con ciò che è basso è un errore della nostra epoca o un errore tipicamente italiano??

    • Moralia in lob scrive:

      Non credo sia un errore a priori. Come ho scritto è la sua degenerazione l’errore. Non tipicamente italiano per carità, ma, come in ogni cosa, ci mettiamo del nostro. Personalmente non lo amo molto (come ho già scritto), ma riconsco che alcune contaminazioni si sono rivelate interessanti.

  • lois scrive:

    Pensare alle ideologie del passato potrà solo fornirci nostalgie. Immaginare una sinistra ed una destra (come scrivebi anche da Edda) non è più neppure logico: vedi l’armata brancaleone delle larghe intese! C’é oggi lo scollamento della politica dai fatti della vita travolta dalla crisi che non è solo economica, ma soprattutto morale ed etica. Ed è in questo solco che la nostra sinistra vorrebbe collocarsi ma come collettore di un passato, passato e inadeguato. Da questo occorrerebbe ripartire per non sentir più parole antiquate e vedere tutto il circo che hanno messo in opera…

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