Frammenti di un discorso amoroso

15 aprile 2014 § 45 commenti

Questo post è una risposta a quello di Ro.

È qualche giorno che mi ronzano in testa alcune considerazioni relative al rapporto uomo/donna. Il rischio a questo proposito è duplice: da un lato di scadere in gag tipo zelig e quindi nei più beceri luoghi comuni italici, dall’altro nell’ingenua parità di genere. Beninteso, io non difendo né la pigrizia maschile che perpetua lo status quo di subordinazione dalla donna rispetto all’uomo, né l’isterismo femminile che in nome di un malinteso femminismo vede in ogni gesto una questione di potere. Sono semplicemente per un sano confronto, anche serrato se volete, delle parti. Perché uomo e donna sono psicologicamente diversi e nasconderlo è ignorarne le implicazioni.

Sono come due rette parallele che un giorno pensano che magari riusciranno a incrociarsi, pur portando entrambi in dote pensieri diversi, ma le cose che si aspetta lei non saranno quasi mai quelle che ha in mente lui. Perché è sempre la donna a essere più coinvolta. Nonostante la libertà, l’indipendenza, la modernità, mentre il maschio ha un atteggiamento più freddo, e anche meno irritabile.

Un uomo è meno esigente, una donna entra in una vita a due portandoci qualche miliardo di esigenze e di speranze: sarà una vita meravigliosa, ci ameremo, ci parleremo, lui mi capirà, non finiremo come quei due nel tavolo in fondo, che controllano i rispettivi telefoni. Mentre lei mentalmente ridisegna l’universo, fissa obiettivi, lui pensa: ci sarà una birra in frigo? Anche l’uomo più intraprendente, estroverso, brillante dopo una un prima fase di corteggiamento s’impantofola, perdere interesse per il mondo di fuori e si trincera dietro un’odiosa pigrizia del genere “ho conquistato l’obiettivo, ora scazzo libero”. E questo si riflette anche nelle scarse attenzioni che dedica alla partner. Dall’altro lato invece la donna ti fa sentire sempre sotto esame, se sono geloso è un problema se non lo sono ancora di più perché non te ne frega nulla di me, devo essere premuroso, forte, protettivo, sempre in punta di lama insomma. E se per una rarissima congiunzione astrale lo trovano, diventa loro amico. E questo non me lo riuscirò mai a spiegare.

In uno studio che ho recentemente letto: “Il desiderio di una donna la porta a desiderare un uomo che si comporti come una donna, che mette l’amore prima di tutto, e così spesso rimane delusa”. Allora gli dice: parliamo. E lui strabuzza gli occhi, afferra il telecomando, si mette a ridere. Qui sta la differenza: lui può restare adolescente fino a cinquant’anni, lei ha bisogno di ancoraggi, risposte, domande, concentrazione emotiva. Le due rette parallele sono destinate, insomma, a non incontrarsi mai?

S’incontrano, s’incontrano. Ma mai come ce lo aspettiamo, come lo vogliamo, come lo desideriamo. Così come la migliore ragazza della compagnia se ne va con il più cazzone, mentre quello pieno di soldi, brillante, sensuale e progressista se ne va con la ragazza della porta accanto tutta casa e famiglia. C’est la vie.

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