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Ancora Marquez…

orlando furioso

Uno dei ricordi più belli che il nome Garcìa Marquez mi evoca è questo. Io e mio marito eravamo in Bolivia, in un locale silenzioso e spopolato. Il proprietario serviva caffè colombiano e iniziammo a parlare del più e del meno, con la gioia di scambiare spagnolo e italiano. Gli chiesi da dove veniva.

«Dalla Colombia» mi disse, con una espressione che decifrai subito.

«Garcìa Marquez!» gli dissi.

Lui mi abbracciò, commosso. Io capii cosa voleva dire quell’abbraccio. È come se a me, siciliana, quando vado in giro per il mondo, invece di dirmi “Sicilia, Mafia” mi dicessero: «Sicilia…ah Pirandello!». Anche io abbraccerei chi mi dicesse questo. Lui, infatti mi disse che era stufo si sentire la parola droga, delinquenza minorile o traffico di armi associato al nome Colombia, ecco perché quella esitazione nel rispondere.

No, gli dissi, per me la Colombia è Marquez, come la Sicilia è Pirandello e Napoli…

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13 pensieri su “Ancora Marquez…

      1. Negli ultimi momenti che il dolore le dava tregua mia mamma stava leggendo e insieme commentavamo l’autobiografia di Gabo appena uscita : Vivere per raccontarla e Cento anni di solitudine e a seguire tutti i suoi libri lei me li ha sempre o regalati o consigliati. Capisci? Sono stata fortunata.

        sheraunabbracciopasqualetraventoemaregrosso

  1. Grazie, Moralia. Onorata di trovare posto nel tuo blog, mi ci accomodo proprio volentieri. Si, la Sicilia è anche moltissimo altro, non sai da quanto medito un post sulla letteratura siciliana, ma è qualcosa di così emozionante per me, che mi freno. Il gattopardo è forse la quintessenza della mia Sicilia, non come dispregiativo – che per ora è in voga – ma come radice misteriosa di una terra. E, per inciso, gattoparda è un nomignolo che mi hanno affibbiato.

    1. Spero che lo farai questo post. Una volta io e alcuni amici giocavamo a contare quali regioni italiane avessero dato i natali ai migliori scrittori italiani e ovviamente la Sicilia era ai primissimi posti. Poi si sa che ogni regione ha i suoi eroi e i suoi demoni.

      Tanti auguri e a presto.

  2. Eravamo a Parigi da giorni per girare le ultime immagini di un documentario, e poiché ci avanzava del tempo decidemmo di fare un servizio su Disneyland. Alle ore nove eravamo in una sala d’attesa per essere ricevuti dal capo ufficio stampa al quale avremmo chiesto il permesso di effettuare riprese. Questi era un giovanotto americano che ci ricevette a mezzogiorno, ci ascoltò e poi acconsentì a condizione che fossimo sempre accompagnati dal capo del servizio di sicurezza, da un agente e da lui stesso il quale ci avrebbe segnalato cosa riprendere e no. Ispezionarono le nostre attrezzature e ci proibirono di usare il radio microfono perchè secondo loro avrebbe potuto disturbare le loro comunicazioni. Gli dissi che avrei potuto facilmente cambiare la frequenza del mio microfono, ma non ci fu verso.
    Bene o male lavorammo per qualche ora, e ad un certo punto ci trovammo su di un ponticello sospeso su un corso d’acqua e chiedemmo di intervistare un gruppo di spagnoli che veniva verso di noi. -” Prima li devo avvertire ” disse l’americano. Li fermò , si presento e gli disse:-” c’è questa troupe della televisione italiana che vorrebbe parlare con voi, televisione d’ Italia, sapete, Italia mafia. Non potrò mai dimenticare, è una ferita molto profonda che sanguinerà sempre.

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