Until we bleeding

7 maggio 2014 § 29 commenti

S. si è sparato. Con un fucile da caccia. Solo tre settimane fa parlavamo e ridevamo con i suoi bimbi. Il suicidio, gesto inspiegabile dove vittima e carnefice si sovrappongono; dove il movente non c’è dato conoscerlo. Aveva perso il lavoro, dicono. Li ha abbandonati, biascicano. Aveva studiato tutto, si è sparato dai suoi genitori, tuonano. Io non riesco a togliermi dalla testa il suo sorriso e la sua giovialità. Eppure per un gesto così ci vuole coraggio, e molto. Quel coraggio che non ha forse trovato per andare avanti. Per continuare a sanguinare.

“[…] io, chi sono? – si chiede il Governatore – Noi, gli uomini, chi siamo? Siamo veri, siamo dipinti? Tropi di carta, simulacri increati, inesistenze parventi sul palcoscenico d’una pantomima di cenere, bolle soffiate dalla cannucci d’un prestigiatore nemico? Se così è, niente è vero. Peggio: niente è, ogni fatto è uno zero che non può uscire da sé. Apocrifi noi tutti, ma apocrifo anche chi ci legge o raffrena, chi ci accozza o divide: metafisici niente, noi e lui, mischiati a vanvera da un recidivo disguido; nasi di carnevale su teschi colmi di buchi e d’assenza…”

G. BufalinoLe menzogne della notte (già pubblicato qui, ma mi pare una citazione calzante)

 

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