A margine del Lido

28 agosto 2014 § 9 commenti

«Arianna è una scrittrice che vive in un esilio volontario a Santa Marinella, sul litorale laziale, dopo che il marito, uomo politico più importante di lei, l’ha lasciata. Ma un giornalista bussa alla sua porta…». Due dita di plot di Nessuno mi pettina bene come il vento e siamo già lì, sprofondati nell’universo del Film Mibac. Lo chiameremo così. Il Film Mibac è il film «d’interesse culturale» prodotto, sostenuto, finanziato e detassato dallo Stato (Ministero dei Beni Culturali, Direzione Generale per il Cinema), in accordo con RaiCinema e varie Film Commission regionali a
di Andrea Minuz – Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/QyXQoR

Tra la fine del Secondo tragico Fantozzi (1976) e l’inizio di Fantozzi contro tutti (1980) si consuma uno dei grandi rivolgimenti della storia d’Italia. Certo, direte voi: ci sono di mezzo il caso Moro, l’unità nazionale, la strage di Bologna, la P2… No, niente di tutto questo. Meglio fare un ripasso. Nel film di Luciano Salce, all’inizio del secondo tempo, Fantozzi è assunto nella megaditta con la qualifica di spugnetta per francobolli: grazie alla soffiata di un capousciere corrotto, ha saputo rispondere alle strane domande che il professor Riccardelli, il direttore con l’assillo della cinefilia, gli ha rivolto durante l’esame attitudinale. Ha saputo dire chi è Griffith e ha lodato con grande enfasi l’espressionismo tedesco. È l’episodio arcinoto della Corazzata Potëmkin: il cineforum aziendale, il divieto di vedere Italia-Inghilterra, la ribellione, la «cagata pazzesca», i 92 minuti di applausi, Giovannona Coscialunga, infine le misure controrivoluzionarie e la gogna pubblica. Passano neppure quattro anni, e Fantozzi contro tutti – capitolo successivo della saga, diretto stavolta da Neri Parenti e dallo stesso Villaggio – si apre su tutt’altro scenario: il ragioniere ha una frenetica
di Guido Vitiello – Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/WWTmqr

Passarono tutti il 1989 a cercare di far dimenticare come avevano cominciato l’anno. Antonello Fassari, Francesca Reggiani, Cinzia Leone: tutti quelli che negli anni successivi diventarono le icone del dandinismo, della satira che piace alla gente che piace, della Rai 3 di Guglielmi. Prima di essere quel pezzo di immaginario di riferimento, erano stati il film che raccontava impietosamente quel che ancora siamo, il film definitivo su Roma – la Roma del ristorante Il matriciano e dei metri quadri calpestabili a Collina Fleming, mica quella dei fenicotteri – nonché quello che i fratelli Vanzina ricordano come il loro unico insuccesso in sala, divenuto poi culto nei decenni: Le finte bionde. Venticinque anni fa, Nanni Moretti presentava a Venezia Palombella rossa. Durante la conferenza stampa, spiegò come funziona il cinema civile: «Con l’argomento importante si vince sempre: ricattando il
di Guia Soncini – Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/VnJmG6

§ 9 risposte a A margine del Lido

  • newwhitebear scrive:

    Non mi interesso di cenema, né lo frequento ma un passaggio per un saluto ci sta tutto.

  • TADS scrive:

    il cinema Italiano d’autore, diciamo così, è una mangiatoia che sfama pseudointellettuali travestiti da maître à penser, casualmente tutti appartenenti alla stessa sponda politica, direi ovviamente, se la sinistra è depositaria della cultura lo è anche di tale espressione cinematografica. Se siamo intellettualmente onesti non possiamo esimerci dal fare una considerazione, il film “sole a catinelle” di Checco Zalone lancia messaggi sociali molto più profondi di tutti i film di Nanni Moretti, Sabina Guzzanti e altri messi insieme. Il nostro cinema impegnato non decollerà mai e non riempirà mai le sale per una ragione molto semplice, trattasi di marchettoni politici, comizi indottrinanti ai quali, per assistere, bisogna pure pagare il biglietto. Effetto domino, i soldi destinati a tali opere sono da sempre in mano a una parte politica, se vuoi realizzare un movie da loro finanziato devi “adeguarti”.

    TADS

    • Moralia in lob scrive:

      Secondo me occorre distinguere. Se ti aspetti che il cinema d’autore riempa le sale sei fuori strada. Il problema è il sistema di finanziamenti che premia sempre la stessa compagnia di giro, che fa sempre lo stesso film con la stessa trama e gli stessi temi sociali e non. Come dicevo a Shera Moretti è l’ultimo autore degno di nota (almeno secondo me). Poi poco, molto poco. Zalone è stato bravissimo ad aggirare l’ostacolo. Ma tanti, troppi registi restano nell’ombra.Su Zalone mi viene da ridere perchè prima la cosìdetta critica impegnata l’ha denigrato, poi, visto il successo, osannato. Tipico. Come sempre del resto.

      • TADS scrive:

        sai, anni fa c’è stata una grande polemica sui film di pierino, una rivalutazione in grande stile, destra e sinistra se li contendevano. Io sì, mi aspetto che i film d’autore riempiano le sale, cioè, vorrei che accadesse perché gli Italiani sono più intelligenti dei cineasti da discount. Le sale sono vuote perché i film “impegnati” sono lassativi. Il vero problema è quel tipo di cinematografia serve solo per mettersi in tasca soldi pubblici, cioè nostri. I critici cinematografici sono prostitute, Zalone??? la critica, quando usci nelle sale, stroncò la grande bellezza, dopo l’oscar… fiumi di consensi

  • sherazade scrive:

    A farlo apposta, nel vinerire a scusarmi, ti confesso che torno da una tre giorni a Santa Marinella.
    Sui cosidetti film d’autore italiani non in modo così drastico la penso un po’ come TADS (strano ma vero). Sole a catinelle a me è piaciuto molto ma anche la cosiddetta critica di sx lo ha apprezzato.

    Dunque scusa la mia assenza qualora tu l’avessi notata. Cercherò di riprendere il ritmo.

    sheraunsalutissimo

    • Moralia in lob scrive:

      Ciao Shera, si l’avevo notata ma siamo anche in periodo di ferie e quindi…
      Si direi che siamo d’accordo. Manterrei la riserva su Moretti perchè secondo me è l’ultimo autore degno di nota, anche se tende sempre a ripetere se stesso.

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