Accabadora

9 aprile 2015 § 8 commenti

Questo libro ha un pregio non da poco: quello di essere costruito sui silenzi. Silenzi più significativi delle parole, silenzi densi di senso quelli che intercorrono tra Maria, figlia strappata alla povertà dalla famiglia naturale dove era la quarta di quattro figlie, e Bonaria, la madre adottiva “fillus de anima“, che l’ha presa con sé dopo averla vista rubare in un negozio.

Siamo in Sardegna nei primi anni cinquanta, ma il paesino di Soreni potrebbe essere un topoi molto comune nell’Italia di allora e di sempre. Molte chiacchiere fondate sul nulla, un discreto numero di invidie sociali, uno spazio sorretto da banali liti di confine, un tempo scandito da scarni riti religiosi, una comunità attaccata violentemente al denaro e alla benedizione del prete a fine mandato. In  questo contesto, il rapporto che si instaura tra Bonaria e Maria è molto atipico, rigido, essenziale, ma a suo modo molto più veritiero dei rapporti di convenienza che punteggiano il resto del racconto.

Il finale, agrodolce e velatamente romantico, mi ha lasciato un po’ perplesso, ma l’atmosfera che si respira tra le righe abilmente tessute dalla Murgia, ti resta addosso anche a libro finito. Come la pietà, parola sconosciuta ai tempi nostri, che impersona l’accabadora, in una sorta di eutanasia ante litteram. O l’affetto non dettato da legami di sangue, ma dall’amore di una madre per una figlia voluta contro la volontà di Dio.

Ce n’è abbastanza per riflettere nel contrasto che si crea tra quei tempi bui, ma pieni e i nostri, illuminati dalla luce irresistibile della libertà dei costumi, ma incapaci di godersi il più piccolo gesto di umanità.

§ 8 risposte a Accabadora

  • nuvolesparsetraledita scrive:

    Si, Accabbadora è proprio tutto questo. Brava!

  • Moralia in lob scrive:

    Ma va la…🙂 A proposito di femminista, la Murgia, che sembra una in gamba, ha detto che per le donne rifiuta il ruolo di vittima perché implicitamente significa accettare anche il fatto di avere un carnefice e un salvatore.

  • Silvia scrive:

    Certi legami sono molto più intensi e veri che quelli di sangue a volte.
    Buon fine settimana!

  • newwhitebear scrive:

    Il libro l’ho letto praticamente appena uscito, quando nessuno lo conosceva. L’ho trovato bello e inquietante per come Murgia ha descritto quei riti inquietanti di una Sardegna rurale e legata alle tradizioni. Tutto questo con la musica del rapporto, che potrebbe apparire innaturale tra Bonaria e Maria.
    Convengo con te che il finale non l’ho gradito molto, perché l’ho trovato affrettato e poco in linea col resto del libro. Cumunque la Murgia è stata veramente brava nel confezionare la storia.

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