Ballad in Plain D

17 giugno 2015 § 2 commenti

Ah, my friends from the prison, they ask unto me, “How good, how good does it feel to be free?” And I answer them most mysteriously, “Are birds free from the chains of the skyway?”

Una volta ho amato una ragazza, la sua pelle era di bronzo. Con l’innocenza di un agnello, era gentile come un cerbiatto. L’ho corteggiata orgogliosamente ma adesso è andata via, andata come le stagioni, portata via.

Nella brezza di una giovane estate, l’allontanai Dalla madre e dalla sorella, sebbene molto vicine esse fossero. Ciascuna nella sofferenza degli insuccessi del loro giorno, con le redini della colpa cercarono a lungo di guidarci.

Delle due sorelle, amai la più giovane. Con la sua istintiva sensibilità, era la più creativa. Costantemente il capro espiatorio, fu presto distrutta Dalla gelosia di coloro i quali stavano intorno a lei.

Per la sorella parassita, non avevo alcun rispetto, costretta dalla noia, a proteggere il suo orgoglio. Infinite immagini dell’altra rifletteva Come sostegno per il suo mondo e la sua società.

Io stesso, per quello che ho fatto, non posso essere scusato, I cambiamenti che attraversavo non possono essere addotti come scusa per le bugie che ho detto nella speranza di non perdere l’amore, forse, di tutta la mia vita.

Con inconsapevole coscienza, possedevo stretto in pugno Un magnifico oggetto, sebbene il suo cuore fosse incrinato, senza rendermi conto che ero già scivolato nella presunzione della falsa sicurezza d’amore.

Da ira preesistente a pace fabbricata, risposte di vuoto, vuoti di voce, finché sul sepolcro del danno non si lesse che una domanda, “Ti prego, cosa c’è di sbagliato, qual è esattamente il problema?”

E così successe come si sarebbe potuto prevedere, l’esplosione senza tempo di un sogno della fantasia. Nel cuore della notte, il re e la regina Precipitarono in pezzi.

“Tragico figuro!” sua sorella gridò, “Lasciala sola, Dio ti danni, vattene !” Ed io nella mia armatura, mi voltai inchiodandola alle rovine della sua meschinità.

Sotto una nuda lampadina l’intonaco tremava La sorella ed io in una battaglia di urla. E lei nel mezzo, vittima del frastuono, presto frantumata come un bambino nelle ombre.

Tutto è perduto, tutto è perduto, ammettilo, fuggi lontano. Io imbavagliato in lacrime di contraddizione che mi accecavano la vista. Il cervello lacerato, corsi nella notte Lasciando tutte le ceneri dell’amore dietro di me.

Il vento picchia alla finestra, la stanza è umida. Le parole per dire mi dispiace, non le ho ancora trovate. Penso spesso a lei e spero che chiunque abbia incontrato Sappia ben riconoscere quanto sia preziosa.

Ah, i miei amici dalle prigione, mi domandano, “Come è, come è sentirsi liberi?” ed io rispondo loro misteriosamente, “Sono liberi gli uccelli dalle catene del cielo?”

§ 2 risposte a Ballad in Plain D

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Che cos'è?

Stai leggendo Ballad in Plain D su Moralia in Lob.

Meta

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: