Scienza e Società, la simmetria imperfetta

La foto in primo piano della Ministra della salute Beatrice Lorenzin, che sorride compiaciuta; sotto, in caratteri maiuscoli, l’appello: “Vaccini: chiediamo dimissioni immediate del governo per decreto legge da regime”. È una campagna promossa sul sito change.org, nata come reazione al recente Decreto legislativo che obbligherà i genitori di tutta Italia a vaccinare i propri figli; ma non solo: è anche uno dei numerosi sintomi di come il dibattito pubblico sia fortemente polarizzato sui temi di natura etico–scientifica che ci toccano da vicino.

Le discussioni sorte intorno alle vaccinazioni, così come, per esempio, il problema della gestione del fine vita, mostrano quasi sempre una forte contrapposizione tra fazioni arroccate sulle loro convinzioni: vaccinisti e antivaccinisti, pro e contro eutanasia; e al di là del merito di ciascuna di queste posizioni, le parti in campo non riescono minimamente a comunicare tra di loro. Ma se da un lato è possibile imputare alla cattiva informazione delle persone, spesso foraggiate dalle bufale che si trovano in rete, alcuni orientamenti che appaiono contrari al buon senso, dall’altro tale lettura non è sufficiente per dare conto di un fenomeno che affonda le sue radici ben più in profondità.

“Le dinamiche della comunicazione digitale hanno un loro ruolo in questa situazione – ci dice il sociologo della scienza Massimiano Bucchi, autore di numerose pubblicazioni su questi temi tra cui Scientisti e Antiscientisti (Il Mulino 2010) – ma non sono la causa di quello che sta accadendo: casomai tendono a rinforzare e a permettere il radicarsi di certe convinzioni. Dai dati dell’Osservatorio Scienza Tecnologia e Società sui vaccini emerge chiaramente che l’ostilità ai vaccini non è una funzione dell’ignoranza o della disinformazione. Spesso infatti su posizioni di parziale scetticismo troviamo persone più scolarizzate e informate della media, anche dal punto di vista scientifico. Gli atteggiamenti verso i vaccini vanno visti nel quadro di un profondo cambiamento del rapporto con la salute, che sempre più viene vista come una prerogativa e uno spazio di espressione della libertà individuale”.

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