Le parole degli altri

Mi capita spesso di riportare citazioni mentre parlo o scrivo. Recentemente ho citato Bob Dylan. Non che tale citazione non fosse calzante, o elegante e appropriata, ma il suo utilizzo mi ha provocato una stonatura nel rileggerla. Come se in quell’occasione fosse più opportuno rispondere con parole mie.

Questo episodio è diventato occasione per riflettere sulle citazioni sui generis. Fin da bambino mi hanno affascinato per il loro legame con un passato ormai remoto, per il loro essere schegge di una voce rubata all’oblio, per essere un’autorevole testimonianza di un aspetto della vita o delle lettere che merita di essere ricordato dai posteri.

Tralasciamo l’uso e l’abuso che se ne fa oggi (spesso a sproposito) sia in rete sia nelle più disparate occasioni. Personalmente le ho sempre usate come rafforzativo di un’idea: se lo dico io ha un peso, se lo ha espresso in altri termini pure Platone o Shakespeare la cosa acquista più blasone. O come il dare forma a emozioni cui non riuscivo a dare una descrizione soddisfacente.

Ma nell’episodio ricordato mi è balzato agli occhi un elemento che finora mi era rimasto sullo sfondo. Ovvero il mascherarsi dietro parole di altri. Come se ci fosse una paura ad esprimere i propri sentimenti e i propri credo in modo chiaro e proprio. Qui sta la stonatura che ho sentito: appropriato e non proprio. Cioè mio.

In questo mi sento un po’ scrittore: l’introversione, il rimanere celato come ladri accorti, pronto a eludere la vita, a tenerla sotto controllo per farsene padrone nella finzione. Invano.

da file #fogliconsanguinei

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4 Replies to “Le parole degli altri”

  1. Eludere, impossibile. Nascondersi forse. Sai cosa? Che alla fine c’è qualcosa che ci smaschera, sempre: uno sguardo, un gesto, anche solo il tremore di un labbro o l’amore mano che stuzzica i capelli. Invano, come dici, pensare di essere padroni, non lo siamo nemmeno delle nostre menzogne. E, dico io, c’è solo da ringraziare per questo…

  2. Le citazioni non sono per ogni occasione, hai ragione. Spesso irritano perché spocchiosamente chi le usa ne fa un vanto di conoscenza e cultura, ma possono anche diventare una fantastica base comune da cui partire. Penso alla comunione tra individui che porta l’afferrare al volo una citazione cinematografica, un riferimento a una canzone, a un libro. Evidenzi un substrato comune su cui spesso si può costruire. Volte però le parole proprie sono meglio, anche se sono una parafrasi di una citazione 😉

  3. Non mi garba citare frasi di qualcun’altro soprattutto per rispetto, perchè sono già loro entrati nell’immortalità, quella che prima o poi torneranno su questa vita e non vorrei essere al posto di chi usa le loro citazioni.

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