Capire l’improbabile in questo mondo esatto, assoluto e concreto

Roberto Cotroneo

Pochi giorni fa, su un treno per Milano una viaggiatrice parla al telefono. Le parole che ricorrono di continuo sono: esatto, certamente e assolutamente. Poi alla fine un po’ di volte dice: è sicuro. Con il finale lapidario di: è improbabile. Seguito da un grappolo, in coda, di impossibile.

La ragazza è giovane, una giornalista, visto che parla di articoli da pubblicare. La ragazza dunque ha una dimestichezza con le parole, con le frasi di senso compiuto, con il ragionamento. E forse tra i suoi compiti c’è quello di capire il mondo per riportarlo ad altri. Ma esatto, certamente, assolutamente sono un non linguaggio, e un non ragionamento. Non c’è nulla di esatto nel mondo, nulla di certo e nulla di assoluto. E fin qui non è difficile intuirlo.

Ma è sull’improbabile che mi è tornata alla mente una frase di Yves Bonnefoy, citata in un saggio di Maurice Blanchot…

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