Prefazione

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Hans ArpSecondo la legge del caso (1916-1917) – MOMA, New York

Questo spazio è un goffo tentativo contrastare il postmodernismo, inteso come un rassemblement delle più svariate forme espressive senza una caratterizzazione propria, un’accozzaglia di stili che trova la sua ragione d’essere solo nella comunicazione in quanto tale. In altre parole, postmodernismo non significa altro che equivalenza espressiva.

Perché? Perché credo che questo sistema porti ad una totale incapacità di apprezzamento di stili specifici, ad una progressiva perdita di sensibilità estetica, ad un overload cognitivo speculare a quello che Gillo Dorfles chiama Horror Pleni. Non solo, ma se da un punto di vista prettamente espressivo può essere accettabile una atteggiamento di questo tipo, da un punto di vista politico ciò è ancora più deleterio. La democrazia, impregnata di postmodernismo, si è ridotta ad una semplice acquisizione di consenso. E cioè di potere. Non solo, ma presenta, in analogia con i postmodernisti, un’elegante elusività: non propone nulla di nuovo, ma mescola l’esistente in maniera puramente stilistica (culturalmente) e discorsiva (politicamente).

Rievocando la storia impressionista, come si sa, la prima manifestazione ufficiale della nuova pittura si tenne nel 1874, presso lo studio del fotografo Felix Nadar. La mostra fu di per sé un’azione eversiva in quanto, al di là dell’estrema modernità delle singole opere che sconvolse la critica, venne compiuta in risposta e contro il Salon, che le aveva rifiutate, e gli studi accademici in generale. Ribaltando il ragionamento, oggi occorre una nuova accademia perché di singoli studioli privati francamente ne abbiamo abbastanza. Significa essere conservatori? Forse, ma il futuro ha radici antiche.

Come? Con la qualità, perché se c’è una cosa che la massificazione non riesce a fare è renderla di massa, se non annacquandola. Un po’ poco? Suvvia questo è solo un blog. Non voglio dispensare la redenzione a nessuno. Buon viaggio, per chi deciderà di intraprenderlo su queste strade.

§ 58 risposte a Prefazione

  • dafnevisconti scrive:

    Molto interessante l’argomento, ci penso e ci ripenso. Si tratta di sentore di marmellata, di cultura illusoria. Ma i “comuni mortali” , appassionati d’arte e sentimentali, come possono orientarsi? I critici d’arte ci sono più? E che ruolo anno? Evidentemete il solo sentimento non basta a discernere..

  • Sono perfettamente d’accordo con te riguardo al postmodernismo: troppo spazio per l’insensibilità, occorre recuperare la consapevolezza contestuale. Ottime parole, complimenti. Ti seguirò…

    • Moralia in lob scrive:

      Grazie, mi fa piacere che porre quesitoni di questo tipo trovi d’accordo sensibilità diverse. Spero avremo altre occasioni per riparlarne.
      Io ti ho già dato il follow😉. Buona serata

  • Matafione scrive:

    È un argomento a cui ho pensato spesso. In realtà credo sia più complicato di quel che generalmente si ritiene, ma per adesso sono su posizioni vicine alla tua.

    • Moralia in lob scrive:

      Indubbiamente la questione è molto complessa. Era stata posta nel mondo culturale e acccademico anglosassone nei primi anni novanta, dando vita ad un letteratura piuttosto cospicua sul tema, per non parlare delle espressioni artistiche sul tema. Dopodichè la querelle ha perso di interesse e si è accettata una definizione che è quella attuale. Ma ci saranno occasioni per approfondire.
      Ciao e grazie

  • primaepoi scrive:

    “Il futuro ha radici antiche”. ah, quanto mi risulta vero! Sarà l’autentica scoperta delle nuove generazioni

  • alegbr scrive:

    Sono sensibile al tema, per lo più in letteratura. trovo la prospettiva post-moderna interessante in prima battuta e deludente, noiosa, in seconda.

    A

  • iraida2 scrive:

    Concordo pienamente. In libreria, più di una volta, mi è capitato di sentirmi disorientata e confusa: anche in ambito letterario non c’è una specificità che emerga, che distingua.

  • lois scrive:

    C’è una massificazione dispersiva. È un po’ quello che accade in tutti i settori; se pensiamo alle informazioni, alla velocità ed alla quantità (non più affinata) con cui circolano, “tutto c’è e niente esiste”. Oggi si intende far cultura in talk show di quattro derelitti e scrivere libri a più non posso (come dice Iraida, quando si entra in libreria se non si hanno le idee chiare ne esci fuori solo con un gran mal di testa). Quanto poi al passato ed alla tradizione, credo sia fondamentale quel legame, senza il quale non si andrà oltre. Ti lascio un breve articolo in cui ho parlato proprio del legame con il passato e con la manualità di cui se ne stanno perdendo le tracce…
    http://preziosamagazine.com/44880/

    PS meraviglioso il brano che accompagna questo tuo post!

    • Moralia in lob scrive:

      Grazie per l’apprezzamento del brano di Arnalds… Si è vero quello che dici, ma la vera domanda è come uscirne o almeno difendersi da questi fenomeni. Io ovviamente ho una mia risposta, ma se ne discutiamo può uscirne qualcosa di più.
      A presto

      • lois scrive:

        Premetto che trovo molto importante lo scambio di opinioni su spazi come i nostro blog, che per fortuna (spesse volte) affrontano temi molto importanti di cui evidentemente si sente necessità di confronto.
        Quello che io penso è proprio quello che ho scritto nell’articolo che hai letto. E cioè che la creatività da sola non può funzionare se poi non è accompagnata dalla manualità e dalla capacità artigiana che non si insegna più e che sta andando velocemente e preoccupantemente disperdendosi. Ti faccio un esempio pratico.
        A Napoli, nella mia città, famosa in tutta il mondo per i pastorai di San Gregorio Armeno, la tradizione sta lentamente scivolando via in favore di una massiccia introduzione di prodotti preconfezionati di scarsa qualità prodotti in Cina, con la conseguenza che anno dopo anno le botteghe artigiane, dove si lavora la terracotta, stanno riducendosi a vista d’occhio. E dietro i banchetti, ad eccezione di pochi valenti giovani, ci sono gli artigiani della vecchia leva.
        Dunque tutto questo per dire che la manualità e l’artigianato vanno riscoperti come elementi fondanti della nostra cultura ed economia. Leggevo qualche giorno fa su AF di Repubblica, che a chiusura del forum economico internazionale di Davos, dove si è discusso degli effetti della crisi; che in scia a questa “conclusione” verso la quale staremmo avviandoci, non si è trovata una soluzione chiara per il futuro lavorativo. I cassintegrati, non avranno necessariamente la reimmissione nel mercato, perché la legge della domanda e dell’offerta è ormai completamente stravolta. Si producono migliaia e migliaia di auto al giorno, ma non ve n’è più richiesta, e poi si fa fatica a trovare un idraulico, un calzolaio…
        Sono questi i nefasti effetti del villaggio globale!

  • RigelGrace scrive:

    Questo blog è una vera scoperta. Interessantissimo, elegante e pieno di fascino. Ero venuta qui per ringraziarti della tua visita e mi ritrovo incantata a “sfogliare” i tuoi post! Mi sa che verrò spesso a trovarti😛
    A presto e grazie ancora!

    Laura

  • uovadigatto scrive:

    La gente si dimentica che la forma è contenuto. Soprattutto in arte, soprattutto in poesia, che secondo me è il distillato della vita.
    A proposito di stile, prosa precisa e vivace. Hai detto cose importantissime mantenendole vive nelle tue parole (e senza farne un mattone da leggere!). In breve, tutta la mia stima😀

  • luciacossu scrive:

    Passo di fretta e un po’ superficialmente e leggo di una tua idea sul coime uscirne e sare interessata: quale sarebbe?

  • gelsobianco scrive:

    Questo è un argomento interesantissimo su cui discutere.
    “Forse, ma il futuro ha radici antiche.”
    Il legame tra il passato, il presente non può essere dimenticato! Così si avrà un futuro!

    Che blog interessante in cui posteggiare!
    Ho letto avidamente i commenti di lois e le tue repliche!

    Che meraviglia questa musica che sto ascoltando.
    Ólafur Arnalds è grande!

    A quando vuoi!
    Un sorriso
    gb

  • masticone scrive:

    Tu mi fai impazzire
    Sallo

  • Guido Fabrizi scrive:

    Ti seguirò volentieri. Guido

  • E. scrive:

    Eccomi qui! ben ritrovato!

  • tramedipensieri scrive:

    Eccomi!
    pat pat pat…

    pensavo di averti già dato il “ben.ri.trovato”…qui…e non leggo nessun commento…

    e quindi: ta ta ta….🙂

    buona settimana
    .marta

  • Complimenti sei stato nominato per il “Very Inspiring Blogger Award 2013″ , guarda in cosa consiste :
    http://musicvideolive.wordpress.com/2013/02/26/very-inspiring-blogger-award-2013/

  • Svesda scrive:

    Il postmodernismo solleva una questione importante, meglio La questione Portante su cui oggi si basa la stragrande maggioranza dei dibattiti circa l’Arte
    Le aspirazioni del blog mi ricordano lo spirito di quella corrente artistica nata in Italia nei primi anni ’20, Ritorno all’ordine, che faceva perno sul classicismo, più in generale sul recupero della tradizione artistica di contro agli estremismi delle avanguardie insorte nel corso del secolo breve
    Non si può ignorare la crisi di valori avvenuta nel ‘900. Quanto non si può ignorare l’impatto che tanto la prima, quanto la seconda guerra mondiale, ha avuto in Europa e nel mondo, e il successo e l’impatto che pensatori quali Nietzsche o Marx, hanno avuto di riflesso nelle arti, nella politica.
    Il tema mi è caro specialmente in questo momento della mia vita e specialmente per il fatto di stare leggendo Musil e L’uomo senza qualità, ‘quadro spirituale e intellettuale di un’epoca’ dice Pietro Citati, in declino, aggiungo io.
    La monarchia, la massoneria, lo stato. Il socialismo, le dittature, la democrazia, la schiavitù. La proprietà privata,l’anarco-capitalismo, il liberalismo, il comunismo. Il cattolicesimo, il nichilismo, l’Islam, l’ebraismo. Napoleone, Obama. Aristotele, Walter Benjamin. Dostoevskij, la punk lit, Kathy Acker. Prokofiev, Cage. La lista di parallelismi e autori da citare in merito al dibattito è chilometrica e discutere della faccenda richiederebbe anni di approfondimenti. Tuttavia, credo la questione postmodernismo riducibile grossolanamente e superficialmente nella distinzione: artista impegnato, artista disimpegnato. Con tutto ciò che comporta questa distinzione e le sotto-distinzioni che ne derivano, pro, a favore, e a scapito di.
    Immagino il periodo storico che stiamo vivendo fra i più fertili per innestare una fase del tutto nuova nell’evoluzione storico-sociale delle arti. Supponendo questa una sfida, che ogni artista, armato di autodeterminazione, si faccia carico della responsabilità che implica fare arte e del ruolo, in quanto individuo, che intende avere nella nostra società di consumo.

  • grazie per le Tue attenzioni, considerazioni e riflessioni

  • helios2012 scrive:

    Per quanto condivida buona parte di quello che hai scritto, non sono d’accordo su altro. Ti rispondo nel mio sito per non invadere troppo con le mie parole il tuo🙂

  • helios2012 scrive:

    Grazie per la passeggiata. Il terreno è un po’ scosceso, ma sono sicura che sarai abituata /o a terreni più pericolosi😉

  • diegod56d scrive:

    un’ottima presentazione, che estrinseca un proposito assolutamente condivisibile

  • allorizzonte scrive:

    Grazie per l’accompagnamento musicale, davvero superbo.
    Bello scoprire goffaggini di tal fatta, vien da pensare che nei lapsus, nelle gaffe, o in certi modi scomposti di star seduti sia possibile rinvenire l’audacia dell’antico.

  • 65luna scrive:

    Bellissimo Articolo Bellissimo Blog:Verro’ Spesso a Trovarti! 65Luna

  • Ciao, prima di tutto complimenti per il tuo splendido blog, poi volevo segnalarti un fatto curioso: probabilmente il nostro commento di oggi sul blog di cui siamo autori (sto facendo le capriole per evitare di dire il nome del blog) non è stato molto apprezzato, dato che l’hanno cancellato. Per la serie “libertà di espressione”.

    • Moralia in lob scrive:

      Grazie per i complimenti. Si l’ho notato il fatto dei commenti. Ma suvvia subito a pensare male😉 E poi scusa lasciamoli avere il loro 10 secondi di notorietà. Perchè con 30 post al giorno quanto tempo vuoi che uno dedichi ai loro scritti? Ma sssssstt, sennò ci danno dei fascisti.

      A presto uomodilegno

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