Une certaine tendance du Jazz

Confusioni

1. Magic Saturn – Rob Mazurek Pulsar Quartet
2. Pound For Pound – The Bad Plus
3. Seven Days Of Falling – Esbjorn Svensson Trio
4. Ode – Brad Mehldau Trio
5. Golden Rain – Bobo Stentson Trio
6. Sister’s Song – Marcin Wasilewski Trio
7. Birdsong – Paul Motian Trio
8. Equilibrium – Benedikt Jahnel Trio
9. Adagio – Steve Kuhn Trio
10. Tears Transforming – Tord Gustavsen Trio

La si trova qui.

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Il progresso (chimico) della pittura

Un modo per contrastare l’idea secondo cui nelle arti, nella pittura in particolare, non si può parlare di progresso, ma di una giustapposizione di stili che si affinano entro confini propri, incommensurabili con quelli precedenti o successivi – tesi sostenuta, per esempio, da Ernst Gombrich e da Paul Feyerabend – è quello assai originale che ci propone Adriano Zecchina nel suo Alchimie dell’arte, un piccolo delizioso libro, edito da Zechinelli, che racconta, con dovizia di esempi e ricchezza di illustrazioni, la storia dell’arte dal punto di vista degli avanzamenti della chimica.

Zecchina è, infatti, chimico ma anche pittore. Qua e là, a dire il vero, traspare anche nelle sue parole l’idea che l’espressività umana sia una costante, e che quindi sia problematico parlare di progressi, non foss’altro per il fatto che i nostri sistemi cognitivi sono identici a quelli dei nostri antenati più remoti. Ad esempio Zecchina indica, tra i miti da sfatare, quello secondo cui gli uomini preistorici producessero nelle caverne dipinti meno raffinati dei nostri. Ma è anche vero che a quei tempi si aveva a disposizione una gamma di colori limitata al rosso dell’ematite e al nero del carbone. Il numero dei pigmenti è cresciuto a patire dagli Egizi, e la varietà dei colori che conosciamo oggi, e  la facilità nel produrla, è apparsa soltanto nell’8oo, grazie allo sviluppo della scienza chimica. Ed è quello un periodo di esplosione dei colori che coincide, non a caso, con l’avvento dell’impressionismo.

Dunque, se progresso c’è stato,  è stato scientifico e tecnologico. E ciò ha influenzato anche lo stile. Ma prima di vedere come, sfatiamo qualche altro mito: quello secondo cui è esistita un’età dell’oro dei colori e i pigmenti naturali sono migliori di quelli chimici. Che non sia così lo dimostra, ad esempio, il vermiglione, il principe dei rossi, protagonista di secoli di storia della pittura. Si tratta si solfuro di mercurio. In natura è un minerale, ma i chimici lo possono sintetizzare direttamente a partire da mercurio e zolfo: “il colore del solfuro è rosso vivo quando è sintetizzato a partire dagli elementi, mentre è rosso sporco quando il pigmento è di origine minerale, a causa dell’inevitabile presenza di impurità. Soltanto complesse procedure di purificazione possono avvicinare le proprietà coloristiche del cinabro a quelle del pigmento di sintesi”. Va poi ricordato quanto un tempo i colori fossero nocivi. I gialli prediletti da Van Gogh, a base di cromato di piombo, pare abbiano aggravato i suoi problemi neurologici.

E arriviamo ai progressi nello stile. Chi l’ha detto che le pennellate spesse di colore, materiche, sono frutto solo di una moderna scelta stilistica? In realtà tale scelta non sarebbe stata possibile se nell’800, dopo secoli in cui i pigmenti sono stati assai costosi e difficili da ottenere, il prezzo non fosse diventato così accessibile da incoraggiarne un uso abbondante.

Armando Massarenti