L’amante

La pelle è sontuosamente morbida. Il corpo, un corpo magro, senza forza, senza muscoli, come dopo una malattia, convalescente, imberbe, senza virilità se non quella del sesso, è debole, disarmato, sofferente. Lei non lo guarda in viso. Non lo guarda affatto, lo tocca, tocca la pelle liscia del sesso, il corpo dorato, lo sconosciuta novità. Lui geme, piange. È innamorato in modo abominevole. Lei, piangendo, lo fa. Prima c’è il dolore. Poi quel dolore viene sopraffatto, trasformato, strappato via lentamente, portato verso il piacere, avviluppato ad esso. Il mare, sconfinato, semplicemente incomparabile.


Ricordo confusamente i giorni. La luce del sole sbiadiva i colori, ci opprimeva. Mi ricordo le notti. L’azzurro arrivava oltre il cielo, avvolgeva ogni volume, copriva il fondo del mondo. Per me il cielo era quella scia di puro bagliore che attraversava l’azzurro, quella fusione fredda oltre ogni colore. Qualche volta, a Vinhlong, mia madre quando era triste faceva attaccare il tilbury e si andava per la campagna a vedere la notte della stagione asciutta. Ho avuto la fortuna di avere una simile madre, per quelle notti. La luce cadeva dal cielo a cateratte di pura trasparenza, in trombe di silenzio e di immobilità. L’aria era azzurra, si toccava con la mano. Azzurra. Il cielo una continua palpitazione di bagliori di luce. Ogni notte era particolare, ciascuna, finché durava, aveva un nome con cui poteva essere chiamata.

Appena ho chiuso questo libro il cuore ha cominciato a battermi più forte. Per alcuni secondi, forse una decina di battiti in tutto. Poi silenzio.

Il silenzio che permea l’amore di Marguerite con un giovane miliardario cinese nell’Indocina degli anni trenta. In tutto il romanzo si scambiano poche parole in tutto. I loro incontri vivono di gesti: violenti, indecenti, premurosi, muti. Figli di un amore inesprimibile per distanza sociale, privo di futuro, relegato in una garçonnière ai bordi della notte. Eppure indimenticabile e indimenticato.

Scrittura spoglia, quasi cinematografica (la Duras scrisse la sceneggiatura di Hiroshima Mon Amour, se non sbaglio), eppure molto intensa, fatta di tanti frammenti accostati uno all’altro come piccole fotografie. Della madre, dell’amante, della miseria della sua famiglia.

Un libro che procede a fiammate (qui sopra citate due stupende). Controverso. Un amore che dura lo spazio di un respiro, ma questo respiro diventa il ritmo che muove la loro vita. Essenziale e struggente. Come un battito accelerato.

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