Mi sia permesso…

23 agosto 2014 Commenti disabilitati su Mi sia permesso…

Mi sia permesso, per una volta, criticare. Non dico parlar male. Questo no, è scorretto e inutile. Ma criticare. Ovvero dire che alcune cose mi sembrano fatte male o non abbastanza bene. Lo faccio innanzitutto per me e per la terra che mi ospita. Parlerò così delle persone che hanno creduto in me, in maggior o minor quantità, a ragione o a torto, a vantaggio o svantaggio…

E non dirò solo i pregi, ma anche i limiti, dirò bene e male, ma liberamente. Questo scritto prende forma dall’assurdità insita nel dover chiedere il permesso di dire l’ovvio, ovvero: di quello che fai un po’ di cose mi piacciono, altre un po’ meno. E non è un attacco personale, anche se sei politico, ma un attacco, se attacco vogliamo vedere, nei confronti del genere umano intero, così mortale e fallibile. Non è un peccato, al massimo un vizio, il tuo aver compiuto azioni da me ritenute poco efficaci. Ma non prendertela, ti dico questo per migliorare me e l’Italia. Ti dico questo per un confronto positivo. E non mi dire “allora prova tu” e non mi dire “non è vero”, ma ascoltami. Valuta le mie parole per quello che dicono e non per il fatto di essere dette.

Capisco. Qui ci si gioca tutto su l’immagine, la sostanza deve essere discussa al massimo sottobanco. Allora proviamo così. Io adesso scrivo alcune mie scelte che avrei potuto valutare meglio o che avrei preferito non fare, così rovino la mia immagine: mi gioco la faccia. Sarò meno credibile. E sarò libero, da screditato, di dire quello che penso sull’operato di chiunque, amici e nemici, filantropi e denigratori: chi potrà mai credere in una persona che sbaglia?

Il solito guastafeste, puoi pensare, puoi pensare che sia anacronistico. Invece credo, e qui pecco nuovamente di presunzione, di essere in anticipo sui tempi. Da troppo l’errore è bandito, è come per la poesia il verso libero: è troppo tempo che tutti si dichiarano poeti. Da qualche anno però è tornato il sentimento dell’errore, la morte si affaccia nuovamente alle nostre finestre, c’è bisogno di paletti per poter vivere. A breve una nuova direzione verrà intrapresa e sarà verso una nuova responsabilizzazione.

Come un tempo gli scemi del villaggio, nella loro realtà parallela, provavano sensazioni che vagliavano il presente senza strutture mentali cementificate così io posso, una volta rovinata la mia faccia, distrutta la mia immagine, parlare a ruota libera e analizzare quello che accade immaginando, lasciando correre la razionalità e prevenire così scenari…

Se quello che dico verrà confutato dagli eventi significa che non sono granché come scemo del villaggio.

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