Capire l’improbabile in questo mondo esatto, assoluto e concreto

Roberto Cotroneo

Pochi giorni fa, su un treno per Milano una viaggiatrice parla al telefono. Le parole che ricorrono di continuo sono: esatto, certamente e assolutamente. Poi alla fine un po’ di volte dice: è sicuro. Con il finale lapidario di: è improbabile. Seguito da un grappolo, in coda, di impossibile.

La ragazza è giovane, una giornalista, visto che parla di articoli da pubblicare. La ragazza dunque ha una dimestichezza con le parole, con le frasi di senso compiuto, con il ragionamento. E forse tra i suoi compiti c’è quello di capire il mondo per riportarlo ad altri. Ma esatto, certamente, assolutamente sono un non linguaggio, e un non ragionamento. Non c’è nulla di esatto nel mondo, nulla di certo e nulla di assoluto. E fin qui non è difficile intuirlo.

Ma è sull’improbabile che mi è tornata alla mente una frase di Yves Bonnefoy, citata in un saggio di Maurice Blanchot…

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Blonde on blonde

Io cammino fumando
e dopo ogni boccata
attraverso il mio fumo
e sto dove non stavo
dove prima soffiavo.

Valerio Magrelli

In questo periodo sto fumando tantissimo. E’ una sigaretta dietro l’altra. E come in questa poesia di Magrelli, mi illudo di attraversare una parete di fumo e trovarmi in un nuovo stato delle cose. Dove ci sia di nuovo serenità, il dolore si attenui e possa guardare avanti con un poco di speranza. Ma le scelte sbagliate si pagano, anche se fondate su informazioni incomplete, su fiducie malriposte e sull’ossessione di volere una cosa a tutti i costi perchè su quella mano si è scommesso tutto. Forse non era il momento giusto, forse era un pò prima o un pò dopo, ma non ora. Sai che magra consolazione mi viene da dire. Ma la vita è anche questo, sbagliare e  ricominciare più forti di prima, se mai si riesca a rialzarsi. Che tradotto significa fidarsi di nuovo e aprire il proprio cuore a nuove esperienze.

Scrivo mentre ascolto Blonde on Blonde rigorosamente in vinile. La musica non tradisce mai, c’è sempre a porre il sigillo del ricordo.

Non è più dato

Non è più dato. Il pianto che si trasformava
in un ridere impazzito, le notti passate
correndo in Via Crescenzago, inseguendo il neon
di un’edicola. Non è più dato. Non è più nostro
il batticuore di aspettare mezzanotte, aspettarla
finché mezzanotte entra nel suo vero tumulto,
nella frenesia di tutte le ore, di tutte le ore.
Non è più dato. Uno solo è il tempo, una sola
la morte, poche le ossessioni, poche
le notti d’amore, pochi i baci, poche le strade
che portano fuori di noi, poche le poesie.

Milo De Angelis – da Il tema dell’addio